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title: "2026 & la finanza – la grande scommessa"
url: https://www.altriorienti.com/2026-la-finanza-la-grande-scommessa/
date: 2026-01-01
modified: 2026-01-01
author: "Leone Battisti Alberti"
description: "Il pub di Porta Romana a Milano è uno di quelli con le luci basse, esattamente come piacciono a Patrick: abbastanza scure da non vedere i dettagli, abbastanza chiare da..."
categories:
  - "Ec & Fin"
tags:
  - "Borsa valori"
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# 2026 & la finanza – la grande scommessa

*Il pub di Porta Romana a Milano è uno di quelli con le luci basse, esattamente come piacciono a Patrick: abbastanza scure da non vedere i dettagli, abbastanza chiare da riconoscere chi entra e chi esce. Poche persone e si riesce a parlare. **Arrivo qualche minuto prima. *

*Patrick Bateman, il broker, arriva puntuale, in un completo troppo perfetto per quel posto.*
*Ordina una birra chiara, “per iniziare”, dice.*
*È ancora lucido. È il momento buono.*

*«Mi chiedi dei tuoi risparmi» dice, senza preamboli.*
*«Se devi vendere oggi a questi prezzi e cerchi risposte»*

*Poi si ferma, inclina il bicchiere e continua:*

*«Sai qual è la cosa che funziona?»*
*Mi guarda come se fosse interessato, e forse lo è davvero, per quei primi dieci minuti in cui la sua mente è una lama.*

*«**Non vendo apocalissi. **Non faccio il profeta. **Ti spiego la struttura. **La struttura, capisci?»*

*Beve un sorso, si asciuga il labbro con una precisione che fa quasi ridere.*
*«La gente parla di crisi come se fossero eventi meteorologici. **Io invece parlo di architettura. **Il 2026 è un test, non un destino.»*

*Poi appoggia la birra — ancora piena a metà — e la sua voce cambia appena:*

*«Glass–Steagall. **Quello è il cuore di tutto. **Una separazione che teneva in piedi un mondo intero. **L’hanno tolta perché sembrava vecchia. **Le cose vecchie a volte reggono meglio delle nuove. **Ma nessuno vuole ammetterlo.»*

*Annuisce piano, come se stesse giudicando un quadro molto costoso e molto fragile.*

*«Sì. **La sincronia è il vero pericolo. **Quando tutti sono la stessa cosa, tutti cadono insieme. **È quasi poetico, se non fosse disgustoso.»*

*La seconda birra arriva. La terza. **È ancora lucido, ma sta entrando in quella fase pericolosa in cui dice la verità senza accorgersene.*

*Sorride.*
*«Ed è anche vero che quando tutti possono fare tutto, nessuno risponde di niente. **È così da vent’anni. **È così adesso.»*

*La quarta birra lo scalda.*
*La quinta lo rende indulgente.*
*Alla sesta — lo sappiamo entrambi — Patrick non è più Patrick: diventa un’ombra lucida, un fantasma con un debole per l’alcol, un professionista che ha dimenticato la sua etica ma ricorda ancora il suo nome.*

*Prima che arrivi a quel livello, mi guarda ancora una volta e conclude:*

*Si alza, paga, aggiusta il colletto. **È ancora impeccabile, ma gli occhi sono già più morbidi.*

*«Nel 2026 non bisogna indovinare — bisogna essere preparati. **Ci siamo capiti, no? **Buona notte.»*

*E se ne va. **La settima birra rimane sul tavolo. **La mattina dopo non ricorderà niente.*

*Ha ragione. *

*Il 2026 è una scommessa. Una scommessa collettiva, forse inconsapevole. **E qui il punto: non è una scommessa sul mercato, ma sulla struttura stessa del sistema finanziario. Su come è fatto, su dove si spezza quando le cose vanno male, su chi porta il rischio e chi la responsabilità. **Il nostro problema non è la crisi. Il nostro problema è la simultaneità della crisi. **Non viviamo più in un mondo di compartimenti stagni, ma in un mondo sincrono. Questa sincronicità — affascinante, tecnologica, ultramoderna — è anche il suo tallone d’Achille. **Per capire perché il 2026 è un anno di rischio, bisogna tornare al 1933. **In quell’anno, gli Stati Uniti approvarono il Glass–Steagall Act.*

*Una legge semplice: **le banche commerciali fanno le banche commerciali; le banche d’investimento fanno le banche d’investimento. Niente commistioni.*

*Una filosofia limpida:*

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*chi custodisce i risparmi non può fare trading*

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*chi colloca titoli non può prendere depositi*

-
*chi presta non può speculare*

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*chi produce rischio non può venderlo come se fosse sicurezza*

*Questa semplicità ha sorretto 70 anni di stabilità, dal dopoguerra fino agli anni Ottanta. **La crisi del 1929 non si ripeté. Le banche non fallivano per capricci speculativi. Il sistema funzionava perché non tutti potevano fare tutto. **Poi, lentamente, quella parete è stata demolita. Pressioni politiche, retorica sulla modernizzazione, entusiasmo per i mercati “efficienti”. **Nel 1999, Glass–Steagall fu abolito. **Fu come dire: “Tranquilli, ora è più moderno.” **Da allora, il nostro sistema è diventato un organismo unico: nervi collegati, reazioni simultanee, prodotti finanziari che saltano da un contenitore all’altro come corrente ad alta tensione. Il risultato è affascinante, ma pericoloso. **Le banche fanno credito e trading. **I fondi fanno credito come le banche, ma senza vincoli. **Le  assicurazioni fanno gestione del risparmio. **Le Big Tech fanno credito, pagamenti, scoring. **Le fintech fanno tutto senza essere regolamentazioni. **Il confine non esiste più. **Esiste una sola, grande creatura interconnessa.*

*È questo che rende il 2026 un test vero: **se qualcosa si rompe, si rompe tutto insieme. **Non si tratta di prevedere una crisi. **Si tratta di capire se la scommessa regge: se un sistema in cui tutti fanno tutto può sopravvivere a una scossa seria. **La crisi dei subprime nel 2008 non è stata una “tempesta perfetta”.*
*Non era vero: non era perfetta, era strutturale. **Era la prima prova generale del mondo post Glass–Steagall. **E tutto crollò in sincrono, come un unico organismo. **La verità è che quella lezione non è stata interiorizzata. **Il sistema oggi è più grande, più levereggiato, più complesso, più digitale. E quindi, inevitabilmente, più fragile.*

*Nel 2008, un paese non fu toccato: il Canada. **Non perché migliore, ma perché aveva mantenuto una separazione chiara dei compiti. **Nessuno faceva tutto. Nessuno poteva fare tutto. Quel sistema ha retto. Ed è per questo che, oggi, i canadesi parlano con calma di rischio sistemico, mentre noi siamo nel panico.*

*Il 2026 sarà semplicemente un esame.*

*Un anno in cui tutte le tensioni latenti (debito, tassi, valutazioni, geopolitica, leve nascoste, prodotti ibridi) verranno misurate contro una domanda fondamentale: **È sostenibile un mondo in cui non esistono più ruoli distinti? **Una domanda semplice, ma decisiva. **Se la risposta è sì, allora il 2026 passerà come un anno di nervosismo e nulla più. **Se la risposta è no, avremo la prova che senza separazione non c’è stabilità.*

*Non sappiamo se nel 2026 ci sarà una grande crisi. **Non siamo profeti, e nemmeno ci interessa esserlo. **Ma sappiamo questo:*

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*il sistema è più fragile del 2008*

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*più interconnesso del 1999*

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*più complesso del 1987*

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*più indebitato del 1933*

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*e privo della separazione funzionale che lo ha reso solido per 70 anni*

*E sappiamo anche che, quando tutti possono fare tutto, non c’è più nessuno che porta davvero la responsabilità di niente. **È in questa mancanza di ruoli che la scommessa del 2026 si gioca. **Non è catastrofismo. **È struttura. **È architettura. **È buon senso. **E, soprattutto, è la lezione più antica del mondo: **i sistemi reggono quando hanno muri portanti. **Quando li togli, tutto sembra più elegante. **Ma basta una vibrazione — una sola — per capire quanto quel fascino sia fragile.*

1 gennaio

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