Gli ucraini colpiscono una petroliera russa nel Mediterraneo. Bandiera dell’Oman. Scoppia il caso.
Insorgono i neo ambientalisti putinisti:
gli ucraini — si dice — vogliono inquinare il Mediterraneo. La novità: in guerra si controlla il carico prima di colpire.
Si pesa l’impatto ambientale. Si compila una VAS, una cosa seria e complicata solo a pronunciarla.
Poi emerge il dettaglio fastidioso. La nave tornava dall’India. Il petrolio russo era già stato scaricato. Vuota. Quasi innocente. Quasi morale.
A questo punto il corto circuito è completo. Resistere all’invasore russo diventa idealismo compatibile, purché la nave sia ecologicamente presentabile.
La guerra sì, ma a basso impatto ambientale
Nascono così nuove categorie tassonomiche:
– pacifisti armati
– ecologisti selettivi
– neutralisti con preferenze
– neo ambientalisti putinisti
Il Mediterraneo, intanto, resta lì.
Usato come argomento.
Resistere all’invasore diventa così un problema di certificazione.
La guerra sì, ma a basso impatto.
Il mondo continua.
Vladimir Putin minaccia di andare in tribunale.
Lui.
L’invasore dell’Ucraina.
L’uomo che tiene il mondo sotto ricatto con cinquemila testate nucleari.
Vuole difendere i soldi.
Denari sequestrati dai tribunali europei, parcheggiati in Belgio, nei caveau di Euroclear. Missili sì. Deportazioni sì. Le fosse comuni di Bucha. I bimbi ucraini rapiti. Ma i dividendi no. Per quelli vale improvvisamente lo Stato di diritto.
Possiamo avere paura di un uomo così? Ai lettori la risposta.
Qui, intanto, si sciopera.
Sempre di venerdì.
Gli autoferrotranvieri italiani — categoria metafisica — bloccano il Paese quando il Paese stava già pensando al weekend.
Non le merci: le persone. È uno sciopero esistenziale, non logistico ed allunga il loro riposo. Sei ore al giorno e 36 la settimana.
E poi ci sono loro. Oggi a Torino.
Gli antagonisti. Askatasuna e il Leoncavallo in trasferta a Torino che pare il Milan.
Sempre gli stessi.
Quelli che vogliono cambiare il mondo, ma di sabato.
Forse durante la settimana lavorano o chissà.
O forse la rivoluzione, come molte cose serie, apre solo nei giorni festivi.
È tutto coerente, alla fine.
La guerra con VAS allegata.
L’invasore che cita in giudizio.
La protesta di sabato.
Un Altro Oriente in vacanza nel Mediterraneo.
E noi, come sempre, a fare da contesto.
20 dicembre
