Vladimir Vladimirovic Putin era ghiaccio. Grigio, impenetrabile, ex-colonnello del KGB, uomo di corridoi bui e ascensori senza specchi. Di lui si diceva: calcolatore, ferocissimo, sempre pronto a eliminare un oppositore, mai a sorridere. L’ultimo uomo del Novecento.
E invece, eccolo qui: trampizzato.
Prima la parata a Pechino, spalla a spalla con Xi, come un attore in cerca di palcoscenico. Poi, all’improvviso, la rivelazione taumaturgica: la Russia ha trovato Erga Omnis, vaccino universale contro il cancro. Dalla divisa al camice bianco, dalla politica alla farmacopea miracolosa alla Di Bella.
Non bastava. Tornato a Mosca, bombarda a tappeto l’Ucraina. Ma nello stesso respiro invita Zelensky a un “party” al Cremlino: come se fosse un compleanno tra vecchi amici, con vodka e torte a strati. Il tutto condito da droni che sorvolano lo spazio NATO come fossero mongolfiere in cerca di applausi.
Non più lo statista cupo, ma un clown geopolitico. Saltabecca da un ruolo all’altro: despota, medico, prestigiatore, intrattenitore. È un circo di cadaveri: Putin non è più il glaciale boia del KGB, ma un clown che soffia palloncini pieni di gas velenosi. Non più la paura del potere, ma lo spettacolo dell’impazzimento.
Eppure, eccolo sopravvivere. Non cadrà mai trafitto, non berrà mai il veleno. Ha una corte di assaggiatori, di guardie, di medici, di schermi. Non ci sono più Bruti in circolazione, non ci sono più centurioni pronti a rischiare la propria pelle. L’unico coltello che gli gira attorno è quello dei chirurghi plastici.
Così questi uomini non muoiono mai. Si gonfiano, si svuotano, sopravvivono come topi imbalsamati. Fanno guerre, fanno proclami, firmano decreti, mentre dentro inputridiscono. E tocca a noi assistere al loro spettacolo di decomposizione, giorno dopo giorno, senza che il sipario cada.
Viva allora l’antica Roma! Viva i veleni, le congiure, i tradimenti, le pugnalate nelle terme! Viva Bruto, che almeno ci regalò Cesare nel suo splendore. Perché meglio il pugnale che la farsa, meglio il sangue che la decomposizione. Meglio la fine, che questo imbecillimento.
19 settembre

Morte di Giulio Cesare di Vincenzo Camuccini (1806)