La storia arriva dalla frontiera sud, come spesso accade alle storie imbarazzanti.
Una donna malese, un matrimonio celebrato in segreto a Songkhla, due uomini, due case, una vita apparentemente divisa con precisione quasi amministrativa. La notizia corre veloce: una donna con due mariti. In Malesia, dove l’Islam è religione ufficiale e il diritto familiare è questione seria, lo scandalo è immediato.
I social si infiammano, la famiglia denuncia, i media rilanciano. Il copione è chiaro: bigamia, violazione della legge islamica, disordine morale. Le autorità religiose vengono chiamate in causa, i ministri parlano di tutela dei figli, di valori, di rispetto delle regole. Per qualche giorno il caso sembra perfetto: semplice, leggibile, moralmente spendibile.
Poi, come spesso accade, entra in scena la burocrazia.
Le autorità verificano i documenti. Ascoltano le parti. Controllano date, firme, registri. E scoprono che l’intreccio, così limpido nella narrazione pubblica, non regge sul piano formale. Il primo matrimonio era già stato sciolto anni prima. Il divorzio non era stato correttamente registrato, ma era valido. Il matrimonio thailandese non era simultaneo, ma successivo.
Risultato: nessuna bigamia.
Il caso si sgonfia. Nessun reato, nessuna violazione sostanziale. Tutti salvi. La donna, i due uomini, l’ordinamento. Sipario rapido, senza applausi.
Eppure qualcosa resta.
Perché in Malesia la bigamia maschile è una questione regolabile, amministrabile, talvolta tollerata entro certi limiti. La bigamia femminile, invece, non è una trasgressione: è un corto circuito simbolico. Non è prevista, non è pensata, non è narrabile. È scandalo puro, perché rompe l’asimmetria su cui si regge l’intero edificio morale.
Per questo la reazione è stata così violenta, e la soluzione così rapida. Non si è cercata la verità morale, ma un’uscita ordinata. Un modo per dire: nulla da vedere, il sistema funziona, l’eccezione non esiste.
E così l’opera buffa si chiude come devono chiudersi le opere buffe moderne: non con una morale, ma con una nota a piè di registro.
Tutti salvi.
L’ordine ripristinato.
E lo scandalo — quello vero — accuratamente rimosso.
23 febbraio

Immagine tratta dall’opera “Così fan tutte” di Wolfang Amedeus Mozart, nella produzione diretta da Giorgio Strehler. Ultima incompiuta regia d’opera del maestro, concepita per l’inaugurazione del nuovo Teatro Strehler di Milano nel 1998. Con le scene di Ezio Frigerio e la direzione di Ion Marin.