Il Rakyat Post lo ha scritto nero su bianco: “Public University Professor Claims Romans Learned Shipbuilding From Malays.” La notizia, rimbalzata in poche ore su tutti i social della Malesia, cita la professoressa Solehah Yaacob della International Islamic University Malaysia (IIUM), immortalata in rete col velo azzurro e un sorriso sereno — la calma di chi non immagina di aver appena riscritto la storia universale in dieci parole.

Secondo la docente, gli antichi Romani avrebbero appreso l’arte della costruzione navale dai loro maestri del Sud-est asiatico. Nessuna fonte, nessun reperto, nessun legame documentato tra Ostia e Malacca: solo la certezza interiore, e un proiettore acceso in un’aula di Kuala Lumpur.

La scena, raccontano gli studenti, era quasi teatrale: la professoressa disegnava sulla lavagna un Mediterraneo piegato verso l’Oceano Indiano, l’Adriatico che lambiva la costa del Kelantan, e Roma che si affacciava su un mare tropicale immaginario.
Per un attimo nessuno ha osato interromperla. Poi qualcuno ha tossito. Qualcun altro ha preso appunti.
È sempre così, quando il delirio si traveste da rivelazione: la prima reazione è la buona educazione.

Il problema, naturalmente, è che le navi romane e le barche malay non si somigliano neanche per sbaglio. Troppo ghiotta la notizia per non documentarsi per bene.  Le prime erano gusci di legno uniti da mortase e tenoni, costruite “a pelle” prima che esistesse la chiglia moderna; le seconde erano scafi cuciti, legati con fibre di cocco, sorretti da bilancieri. Le triremi di Roma e le perahu del Sud-est asiatico sono due mondi separati da seimila miglia e due idee di mare: il controllo e il respiro, la linea e la danza. E quando Traiano attraversava il Danubio, la barca di Pontian — il più antico esemplare “malese” noto — non era ancora nemmeno un tronco nel fango.

C’è qualcosa di goffo, in questa voglia di retrodatare la grandezza. Ogni Paese post-coloniale ha la sua leggenda fondativa: gli Egizi erano sudanesi, i Maya discendevano dai giavanesi, i Romani dai Malesi. È il patriottismo dell’orgoglio tardivo, quello che riscrive la storia per non sentirsi più ai margini.

Ma la verità è che non serve inventarsi padri illustri. Il mondo austronesiano è già uno dei miracoli dimenticati della civiltà umana: popoli che, con navi cucite e senza bussole, attraversarono mezzo pianeta fino a colonizzare il Pacifico e il Madagascar. Avevano vele che respiravano come polmoni e un senso del mare che Roma non avrebbe mai potuto immaginare.
Eppure, nessuno di loro pensò mai di fondare un impero o di scrivere una cronaca in latino. Navigavano, e bastava.

La professoressa Yaacob, intanto, parla di “orgoglio malay”, di “radici dimenticate”. Le sue parole scorrono come una recita di fede, dolci e imperiose, ma prive di curiosità. Perché è qui che l’Islam, nel suo lungo inverno intellettuale, ha perso la rotta: da mille anni non produce più nulla di nuovo. Non una rivoluzione scientifica, non una grande invenzione, non un’idea che metta in crisi il mondo. 

Un tempo Baghdad fu la capitale della conoscenza, il luogo dove si tradussero i Greci. Ops! I Greci, appunto. Oggi è Kuala Lumpur.

È quasi da ridere. L’idea che il passato si possa riscrivere, come una ricetta, per guarire la ferita dell’umiliazione coloniale. Ma la scienza, come il mare, non perdona chi mente. Da Kuala Lumpur è partita un’altra piccola nave di carta verso il mare della comicità globale.

Scriviamo la notizia in inchiostro verde, il colore dell’Islam e del Profeta. Per devozione e rispetto … Ça va sans dire.

P.s.

Curiosa la vicenda di dare lustro alla storia nautica della Malesia come rivalsa contro l’Occidente ed il suo colonialismo. I malesi non sono nati maomettani, lo sono divenati tardi e la Mecca non è un sobborgo di Giakarta, tuttavia il colonialismo religioso islamico è radicato più di ogni evidenza nella società malese.    

21 marzo

La professoressa Yaacob

©2026 - Altriorienti - Accesso amministratori - Questo sito non raccoglie informazioni personali e non usa cookies

Log in with your credentials

Forgot your details?