Ho speso duecento euro, un prezzo che oggi non basta per un biglietto d’aereo in bassa stagione, ma che è valso un biglietto per un altrove più autentico.
L’ho trovato in un angolo remoto ed on-line di un antiquario, il “Garden City Books”. Non ho dovuto varcare la soglia della sua sede a nord di Londra e passare ore a soffiare via la polvere da scaffali di quercia. Mi è bastato cliccare, e subito ho avuto tra le mani — metaforicamente prima, concretamente poi — uno scrigno che sa di colonie, di viaggiatori vittoriani e di piume di pavone: Burma, Painted and Described di R. Talbot Kelly, prima edizione de luxe del 1905.
Non un libro qualunque, ma una delle trecento copie numerate che furono stampate per una cerchia di lettori selezionati, più fortunati che ricchi. È uno di quei volumi che appartengono alla stirpe aristocratica dell’editoria: legature in tela bordeaux, dorature che brillano ancora come oro fresco, pavoni che si inseguono in fila sul fronte e sul dorso, nel pieno splendore dell’Art Nouveau. Già la copertina è un viaggio: basterebbe posarla su un tavolino per trasformare una stanza anonima in un salotto coloniale.
All’interno, i dipinti di Kelly — settantacinque tavole a colori, acquerelli stampati con cura tipografica rara — restituiscono la Birmania dei primi del Novecento: pagode che si specchiano nell’Irrawaddy, monaci in abiti color zafferano, villaggi sospesi tra risaie e giungle. Ma non sono soltanto immagini: hanno il potere ambiguo e un po’ colpevole della visione coloniale, quella che mette in cornice un mondo e lo consegna all’Europa come ornamento.
Proprio per questo il volume è affascinante: perché è un documento duplice. Da un lato l’estetica, la gioia del colore, la delicatezza degli acquerelli; dall’altro la voce di un’epoca che trasformava terre e popoli in souvenir illustrati. È lo stesso fascino che fece scuola in Birmania, dove artisti locali come M.T. Hla e Maung Maung Gyi copiarono, reinventarono, si appropriarono di quelle immagini fino a dare vita a una pittura moderna nazionale. La storia, come sempre, non è mai a senso unico.
Duecento euro, dunque. Un prezzo esiguo per avere tra le mani un pezzo di mondo, rilegato con la pazienza di tipografi che conoscevano il valore del bello. È un acquisto che non promette utili finanziari né garantisce interessi annui: ma apre uno spazio segreto sulla scrivania, un’alcova di carta da cui, sfogliando le pagine, posso ancora viaggiare in un Oriente che non esiste più.
In fondo, è questo il lusso vero della bibliofilia: trasformare un libro raro in una macchina del tempo. Un privilegio che, a differenza di certi investimenti, non perde mai valore.
2 dicembre

Il libro potete sfogliarlo on line … Burma, Painted and Described di R. Talbot Kelly, prima edizione de luxe del 1905


