---
title: "Capozzi’s cut – Sotto il vulcano"
url: https://www.altriorienti.com/capozzis-cut-sotto-il-vulcano/
date: 2026-04-19
modified: 2026-04-19
author: "Leone Battisti Alberti"
description: "Ricordo di un racconto di Michele Capozzi Qualche mese fa, una tempesta ha squassato Milano.Pioggia furiosa, vento torvo, il cielo come sfilacciato. In piazza Baiamonti è crollato un platano immenso...."
categories:
  - "Corrispondenze"
  - "Purple's corner"
tags:
  - "Filippine"
word_count: 930
---

# Capozzi’s cut – Sotto il vulcano

***Ricordo di un racconto di Michele Capozzi***
*Qualche mese fa, una tempesta ha squassato Milano.*
*Pioggia furiosa, vento torvo, il cielo come sfilacciato. **In piazza Baiamonti è crollato un platano immenso. **Uno di quelli che stavano lì da prima che arrivassimo noi, e che ci sembravano eterni. **Lo ricordo bene — era l’albero che faceva ombra ai miei incontri con Michele Capozzi.*

*Michele Capozzi veniva a Milano quando serviva: una base, un letto, una parentesi. **Allora si rifugiava in via Maroncelli vicino a Chinatown, zona di passaggio, con l’odore dei bao alla piastra e lo scorrere lento dei tram.*

*Ci sedevamo lì, nel suo bar preferito, sotto la chioma larga che filtrava la luce e ci dava frescura. **Bevevamo caffè freddo, ci raccontavamo storie. **Stavamo bene, nella compagnia sobria e umana di chi sa ascoltare.*

*Oggi quell’albero non c’è più. **E per me è stato un segno. **Un richiamo, forse, a scrivere di Michele e delle sue storie — prima che qualcosa vada perso per sempre, nella memoria, nel tempo, nel frastuono delle stagioni che cambiano. **Lì trovavi un bar, buono di giorno ed ottimo per la sera perchè Michele ci guardava le partite di calcio. E' chiuso da tempo come l’Edicolaccia che stava di fronte. **Un posto cult, sopravvissuto a lungo all’urbanistica e alla decenza. **Parlammo per ore, e a un certo punto, senza alcun preavviso, tirò fuori Angeles City.*
*Lo disse così, come si nomina un peccato o un amore d’altri tempi. **Non presi appunti. Non registrai nulla. **Quello che segue è la memoria imperfetta di ciò che mi raccontò — con la sua voce, la sua grazia disincantata, e la sua umanità feroce, sempre dalla parte degli ultimi.*

*Potrei aver perso qualcosa. **Ma va bene così.*

#### Una città che non dovrebbe esistere

*Angeles City non ha proprio senso che sia lì.*
*Sbucata dal nulla, piazzata su una pianura brutta e polverosa — secca e giallastra per mesi, marrone e appiccicosa quando arrivano le piogge.*
*Non c’è mare, non c’è fiume, non c’è un centro vero. Solo incroci, tralicci, motel a ore e un’aria ferma che sa di gasolio e zucchero caramellato.*

*Eppure eccola: viva, calda, brulicante — una città costruita per servire l’America e sopravvissuta alla sua assenza.*
*Oggi è un paradosso tropicale: un po’ casinò, un po’ centro commerciale, un po’ duty-free.*
*Una Filippine con le gambe aperte e lo sguardo fuori dalla finestra, in attesa di qualcuno che la porti oltre l’oceano*

*Clark Air Base era tutto ciò che gli americani sognavano di avere lontano da casa:*
*Coca-Cola, aria condizionata, Burger King, biblioteche fornite, piscine olimpioniche.*
*Uno spicchio di suburbia californiana piantato in mezzo alle risaie di Luzon.*

*Per ogni ufficiale in uniforme c’era un autista, una maid, un cameriere con l’inglese imparato a memoria; **per ogni soldato in libera uscita, una ragazza giovane e sorridente, pronta a fingere d’innamorarsi. **Il vero confine non era il filo spinato — era la differenza morale fra dentro e fuori.*

*Clark resistette a guerre e trattati, ma non al Pinatubo. **Giugno 1991: la montagna si aprì, cenere fino a trentacinque chilometri in cielo, tetti che crollavano, fango bollente. **Gli americani fecero le valigie. Gli hangar rimasero vuoti, le case smantellate. **Angeles, invece, rimase accesa come un’insegna al neon alle tre del mattino.*

*Fields Avenue non dorme. Non s’illumina all’alba né s’oscura al tramonto: vive in un crepuscolo fluorescente. **Strada corta, nemmeno un chilometro, piena di desideri repressi e vergogne ben oliate. **L’occidente esausto arriva in ciabatte: pensionati di Saigon, coreani in cerca d’oblio, europei che scappano da sé stessi.*

*Le ragazze, figurine sotto il neon rosa, si chiamano Cherry, Apple, Star, Princess.*
*Nel sorriso offrono due cose: un momento di carne e un’occasione di fuga. **Perché ogni cliente può essere un biglietto d’uscita, qualunque volto abbia, qualunque lingua parli. **“Maybe you take me with you?” lo dicono con leggerezza, ma negli occhi la finestra è spalancata: guardano un mondo migliore che non hanno mai visto.*

*Bisogna dirlo con rispetto: le ragazze di Angeles sono vocate alla professione. **Non per hobby, non solo per bisogno, ma come chi conosce il mestiere di placare la solitudine altrui. **Massaggiano piedi, fanno ridere, lasciano dormire. Poi salutano con un take care che suona come una benedizione. **E tu, con tutta la tua Europa dietro, non ti senti migliore — solo meno solo.*

*Tra i vicoli si vedono ragazzi con occhi filippini e lineamenti americani: gli Amerasians.*
*Padri bianchi spariti, madri tenaci. Parlano inglese con cadenza d’Ohio, ma portano la pelle bruna di Luzon. **Fanno i buttafuori, i DJ, i venditori di braccialetti fluores­centi. **Nel loro sguardo c’è la stessa finestra aperta delle madri: un’attesa che non arriva mai fino al mattino.*

*Il Pinatubo ha coperto tutto di cenere, ma non ha sepolto il cuore coloniale dell’Impero.*
*Angeles ha cambiato pelle, diventando un ibrido: zona franca, parco giochi per adulti, bazar di valigie pronte. **Quando il cielo si fa giallastro e la luce odora di sabbia, tornano i ricordi: i padri lontani, le canzoni d’Elvis, le risate troppo forti.*

*Angeles City è un inferno dolce, scomposto, gentile. **Non grida, non giudica. Ti abbraccia, ti spoglia, ti lascia andare. **Io non ho preso nulla, ma qualcosa ho lasciato — forse una bugia, forse la forma stanca della mia ombra. **Partendo, avevo negli occhi polvere fine e un nome in testa: Hope — la ragazza che mi offrì una birra calda e mi lasciò dormire senza chiedere nulla. **Hope. Un nome da bar, o forse l’unica cosa che resta in piedi in posti come questo.*

*Ricordato da chi lo ascoltò una sera, in Piazza Baiamonti.*

20 Aprile

![](https://www.altriorienti.com/wp-content/uploads/2025/06/angeles-city-night-life.jpg)

Angeles City

![](https://www.altriorienti.com/wp-content/uploads/2025/06/istockphoto-1355071920-612x612-1-300x171.jpg)

Sotto il vulcano
![](https://www.altriorienti.com/wp-content/uploads/2025/07/albero-caduto-milano-2-1200x630-1-1024x538.jpg)

Piazza Baiamonti e l'albero di Michele