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title: "Dalla parte dei cinesi – Gaokao, o dell’educazione vera"
url: https://www.altriorienti.com/dalla-parte-dei-cinesi-gaokao-o-delleducazione-vera/
date: 2025-07-31
modified: 2025-07-31
author: "Leone Battisti Alberti"
description: "Qualcuno ha deciso che l’orale della maturità è un abuso. Che trenta minuti davanti a una commissione siano un affronto alla libertà. Che uno studente, avendo già preso la sufficienza..."
categories:
  - "Opinioni ed editoriali"
tags:
  - "Cina"
  - "Italia"
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# Dalla parte dei cinesi – Gaokao, o dell’educazione vera

*Qualcuno ha deciso che l’orale della maturità è un abuso. Che trenta minuti davanti a una commissione siano un affronto alla libertà. Che uno studente, avendo già preso la sufficienza con lo scritto, possa decidere di non presentarsi all’orale e dire: “Mi basta così”. Succede in Italia, l’unico Paese dove anche il merito si vergogna di sé.*

*Il ministro Valditara ha promesso un rimedio: “Dall’anno prossimo chi farà il furbo sarà bocciato”. Ma il punto non è la legge. Il punto è il clima. L’aria sottile di una civiltà che ha smarrito il concetto stesso di prova, di selezione, di crescita attraverso il confronto.*
*Il punto è la nuova ideologia del non disturbate il mio fragile io. **E allora io, senza esitazioni, sto dalla parte dei cinesi.*

*In Cina, l’esame di maturità si chiama Gaokao. Non è un test. È un rito. Non è una scocciatura. È una soglia. **Dodici milioni di studenti ogni anno si giocano tutto in tre giorni. Niente lettere motivazionali, niente “creatività alternativa”. Solo conoscenza, disciplina, sforzo. **Nel Gaokao non c’è spazio per la furbizia, e nemmeno per la scusa. È spietato, sì. Ma è vero. **Perché la vita che verrà è spietata. La vita ti guarda in faccia e non ti chiede se ti sentivi pronto, se avevi l’ansia, se eri "troppo sensibile per essere valutato". **La vita, come il Gaokao, è un esame senza appello.*

*In Italia invece si insinua una pedagogia dell’autoindulgenza. I professori sono diventati counselor, i voti sono sospetti, la bocciatura è tabù. Tutto è una zona grigia, emotiva, trattabile. Il risultato? Ragazzi che si indignano perché devono parlare davanti a degli adulti. Genitori che scrivono lettere per giustificare l’assenza all’orale come fosse una visita medica. Una generazione che crede che bastare a sé stessi sia un diritto, non una conquista.*

*Abbiamo scambiato la pressione per una forma di violenza. Abbiamo dimenticato che senza pressione non nasce niente: né il diamante, né il coraggio.*
*Ciò che ci fa crescere, ciò che ci trasforma, è esattamente l’attraversare la soglia del disagio. L’essere chiamati a parlare, esporre, rischiare. **Non per compiacere, ma per emergere. **La scuola serve a fare questo. Non a proteggerti. A prepararti. **Rifiutare l’orale non è un atto rivoluzionario. È un gesto piccolo-borghese travestito da rivendicazione. **Il liceale che diserta l’orale perché “non mi va di essere giudicato” non è un eroe libertario. È un consumatore che ha deciso di non completare il pacchetto. È la deriva di una cultura che ha fatto del diritto al comfort il suo unico totem. **Il vero ribelle è quello che si alza, si presenta, parla, anche se ha paura. Anche se non è perfetto. Anche se rischia.*

*Io non voglio che l’Italia diventi una replica di Pechino. Non auspico una pedagogia da campo d’addestramento. Ma se c’è un momento in cui bisogna essere un po’ cinesi, è proprio questo. **Quando la scuola rinuncia al giudizio, condanna i suoi studenti alla menzogna. E li espone, prima o poi, al crollo.*

*Perché là fuori, nel mondo reale, nessuno ti chiederà come ti senti. Ti chiederanno cosa sai fare. E se non hai mai affrontato un esame vero, allora il primo vero esame sarà troppo. Troppo duro. Troppo tardi. **Meglio un esame che una terapia. Meglio un orale oggi che uno psicologo domani.*

*Meglio il Gaokao che il gattopardismo. **Meglio essere messi alla prova che restare a guardarsi allo specchio, aspettando che qualcuno ti confermi che vali.*
*Perché, a ben vedere, valere non è un diritto. È un percorso. **E allora andate, sedetevi, parlate. Anche tremando. *

*L’orale non è un processo. È un inizio.*

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