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title: "Dogane dell’anima e guerra dei dazi: la Cina, l’altra Cina e la vera posta in gioco"
url: https://www.altriorienti.com/dogane-dellanima-e-guerra-dei-dazi-la-cina-laltra-cina-e-la-vera-posta-in-gioco/
date: 2025-04-10
modified: 2025-04-21
author: "Leone Battisti Alberti"
description: "“La Cina non si piegherà mai al dispotismo tariffario.” Così tuona il China Daily,  Il contesto? L’ennesima escalation della guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina, che ormai non è più un..."
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  - "Opinioni ed editoriali"
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  - "Cina"
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  - "USA"
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# Dogane dell’anima e guerra dei dazi: la Cina, l’altra Cina e la vera posta in gioco

*“La Cina non si piegherà mai al dispotismo tariffario.”*
*Così tuona il China Daily, *

*Il contesto? L’ennesima escalation della guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina, che ormai non è più un conflitto su acciaio e microchip, ma una narrazione epica in cui i dazi diventano giudizi morali, e ogni documento di politica estera ha il tono di un monologo teatrale.*

*Trump, con l’eleganza di un doganiere eletto imperatore, ha portato le tariffe sulle merci cinesi al 125%, concedendo però 90 giorni di sospensione alle altre nazioni. Un gesto che ha il sapore del ricatto affettuoso: “non siete voi il problema… per ora.”*

*La Cina ha risposto con tariffe all’84% e una lista nera aggiornata di aziende americane. Ma soprattutto ha pubblicato un white paper – documento serio, intenso, solenne – che invoca la storia, la giustizia e la resilienza di un popolo che non si piega e non dimentica. È la Cina che si guarda allo specchio e si vede epica. È la voce del Partito che si eleva con grammatica formale e visione millenaria.*

*Mentre scriviamo il caos regna sui mercati e nonno Trump alza, riprende e sospende le tariffe a mezzo mondo in un crescendo degno da un intervento da trattamento sanitario obbligatorio, ma la cosa diventa complicata quando lo stesso ciuffone ha decapitato la sanità statunitense ed i matti sono tutti a spasso ed assunto al Commercio. *

*Forse la vera scena interessante si apre fuori campo, dove i riflettori illuminano il cosiddetto Sud Globale. Vietnam, India, Brasile, Cambogia: paesi che ora si trovano a dover scegliere, o almeno a non poter più fare finta di niente. Le nuove tariffe statunitensi sono un invito poco cortese a dichiarare il proprio orientamento, la propria fedeltà ... ops ... volete finanziare il nostro debito? Se è accorto addirittura il Corriere della Sera odierno che se ne uscito con questa [rivelazione](https://www.corriere.it/esteri/25_aprile_10/perche-trump-ritirato-dazi-80beea37-27cf-439c-908b-20c2ea97dxlk.shtml) (?!).*

*In mezzo a questo gioco di pressioni e posizionamenti, si distingue una Cina che non è proprio Cina: Hong Kong. Qui, tra un grattacielo e una bancarella, tra inglesismi vintage e mandarinismi imposti, si assiste con un certo distacco. Il South China Morning Post si fa interprete di una consapevolezza ambigua, più analitica che militante. Hong Kong è l’osservatore riluttante, il figlio di due mondi che non si riconosce in nessuno, ma non può fare a meno di essere serva di Pechino e dei suoi sgherri travestiti da amministratori locali. Ma la città ha vissuto abbastanza globalizzazione da sapere che il vero potere oggi si misura in container ([ne abbiamo scritto tempo fa definendolo il mattone del commercio globale](https://www.altriorienti.com/wp-admin/post.php?post=16763&action=edit)), più che in carri armati. Se Pechino recita il ruolo della vittima resistente, e Washington quello dello sceriffo in cerca di applausi, Hong Kong resta ad osservare ed aspetta.*

*Armando – 60 anni, ferrarese trapiantato a Hong Kong dai tempi in cui i fax erano più importanti dei follower – osserva il mondo con lo sguardo di chi è prossimo alla pensione e nessuna voglia di farsi coinvolgere in guerre ideologiche. E’ in viaggio di lavoro a Milano e bestemmia il Salone del design, che ha costretto a dormire a Bergamo perché a Milano non si trovava una stanza d'albergo.*

*Lo raggiungiamo al Parietti, nella città alta dove ha prenotato un tavolo e ci sta aspettando. Sta bevendo un prosecco e legge il South China Morning Post in versione digitale e commenta lento, in un ferrarese che ha resistito a quarant’anni di Asia:*

*“Mo va’ là … Chi l’avrebbe mai detto che, a fin di carèra, m’avrìa da star dré a ‘na guerra tra chi la Cina la vōur par forza e chi la Cina l’è stê trop a la vòlta. Gli americani fan i tamberlàn – i gradassi, ‘t capî? – e i cinéś i fan i martîr…" mi sorride di traverso ... Il mond al g’ha bisògn ed calmêś – di calma, non di dazi. E mo, sincerament, al saria ora che ‘l container al vagh da sóul, senza tanti padroni."*

*“Basta parlare 'dò lavor, adess parlem d'in cos' piò bèl: che se magna?"*

*10 Aprile*

![](https://www.altriorienti.com/wp-content/uploads/2025/04/parietti-03-300x217.jpg)

*Il Parietti di Bergamo*

[https://www.chinadaily.com.cn/a/202504/09/WS67f66616a3104d9fd381e6a2.html](https://www.chinadaily.com.cn/a/202504/09/WS67f66616a3104d9fd381e6a2.html)

[https://www.scmp.com/comment/opinion/article/3251083/trumps-tariff-threat-signals-no-relief-us-china-trade-pain](https://www.scmp.com/comment/opinion/article/3251083/trumps-tariff-threat-signals-no-relief-us-china-trade-pain)