Operazione Grimm, come se bastasse il nome a mettere ordine nel male.
Centonovantatré arresti. Undici Paesi europei. Minorenni reclutati come si reclutano rider: online ed a distanza. La violenza come servizio. È una fiaba nuova, ma senza morale. I mandanti non si vedono. Sappiamo solo che non sono qui, che operano da una lista di Paesi, sempre la stessa: sono MENAPT acronimo di un ritornello che suona medio oriente, nord Africa, Pakistan e Turchia.
I ragazzi che sparano, invece, li conosciamo. Quindici anni. Sedici. Diciassette. Dicono sono vulnerabili. Ma non possiamo sapere da dove vengono, chi sono davvero, da che famiglie. Non si può dire. Non si deve dire.
E questa è la vera novità. Una volta era diverso. Della mafia italoamericana sapevamo tutto: i cognomi, le famiglie, le strade di New York. Dei cartelli messicani conoscevamo i villaggi, i santi, i corridos. Della Triade avevamo simboli, rituali, gerarchie, cinema. Abbiamo trasformato il crimine in epopea. Lo abbiamo narrato per capirlo. E narrandolo, da Puzo a Saviano, lo abbiamo anche contenuto.
Oggi no.
Oggi il crimine è senza racconto, e quindi senza mappa. Non ha identità dichiarabile, non ha lingua, non ha volto. Ha solo piattaforme ed intermediari. E soprattutto ha un nuovo alleato: il non detto. Ci viene spiegato che nominare è pericoloso. Che descrivere è discriminatorio. Che distinguere è sospetto. Che saremmo razzisti a voler dare nome e respiro alle storie. Così restano solo formule neutre: “reti transnazionali”, “criminalità globale”, “fenomeni complessi”. Parole che non avvertono nessuno. Parole che non proteggono nessuno. Perché una società che non sa più raccontare il male è una società che non sa più difendersi. Non sa di chi diffidare.
Qualche volta riaffiora un dato che le sentenze hanno già fissato: che alcuni dei responsabili della strage del Bataclan erano criminali comuni di Molenbeek, divenuti terroristi islamici, e che il passaggio da una forma di violenza all’altra è spesso una porta girevole. Dirlo non è falso. È sconveniente. Dover tacere è opportuno. L’Operazione Grimm è questo: non apre un momento di riflessione, ma di omertà istituzionale. Niente nomi. Niente clan. Niente volti. Una fiaba nera dove il lupo non si vede, e Cappuccetto Rosso impara a sparare prima ancora di sapere chi è. Il vero segreto non è il crimine. È il fatto che noi lo sappiamo, ma non possiamo raccontarlo, diventiamo razzisti.
6 gennaio