Tra la consanguineità del mondo islamico, i laboratori della Silicon Valley e la governance genetica cinese, la specie umana cerca un nuovo equilibrio tra caso, fede e controllo. Dove il difetto era destino, ora diventa errore da correggere. Tre visioni del domani — la purezza del sangue, la perfezione del gene, l’armonia dello Stato — compongono l’anatomia del futuro umano.
Tutto ciò che nasce porta in sé un errore, una lieve deviazione dalla forma ideale. Gli uomini, a differenza degli animali, non cercano la forza, ma la possibilità.
È da questa crepa originaria che si vede oggi il mondo dividersi: chi vuole correggere il difetto, chi lo considera sacro, chi lo trasforma in calcolo.
Nel mondo islamico più profondo — quello tribale, contadino, o semplicemente immobile — la famiglia è una geometria, non un sentimento. Cugini che sposano cugine, zii che trattano con altri zii, lignaggi che si ripetono come figure geometriche. È un modo di conservare il mondo, non di reinventarlo. Il Corano non ordina nulla di tutto questo, ma non lo vieta: elenca i legami proibiti — madri, sorelle, figlie, zie — e poi si ferma. I cugini non compaiono. Quel silenzio, nella logica del fiqh, è un consenso: ciò che Dio non vieta è lecito, e se non è lecito soltanto, non è neppure sconsigliato.
La scuola sunnita classica — Hanafi, Maliki, Shafi‘i e Hanbali — è unanime su questo punto: non è harām (vietato), non è makrūh (sconsigliato), è halal e, in alcune società, addirittura mustahabb (raccomandato socialmente). Il Profeta, d’altronde, sposò una sua cugina di primo grado, Zaynab bint Jahsh, figlia della sorella di sua madre. Il gesto bastò a fondare un precedente: se il Messaggero l’ha fatto, nessuno potrà mai dire che sia sbagliato.
Ma la verità è che la religione arrivò dopo. Prima ancora dell’Islam, nelle tribù della penisola araba, il matrimonio ideale era quello con la bint ʿamm, la figlia dello zio paterno. Era un atto di prudenza economica e di coesione: niente beni che uscivano dal clan, nessuna alleanza fragile, nessun rischio di sangue estraneo. L’Islam non cambiò la regola: la inglobò, le diede un’aura di ordine divino. E così, per secoli, l’endogamia è rimasta una norma morale e sociale.
Non è vietata, non è sconsigliata: è naturale.
Nelle province del Pakistan, più della metà dei matrimoni unisce consanguinei; nei villaggi del Golfo, il proverbio rimane: “Meglio la figlia allo zio che a uno straniero.” I medici sanno bene cosa comporta — malattie recessive, deformità, cecità ereditarie — ma la risposta teologica è sempre la stessa: se il Corano non l’ha vietato, l’uomo non deve interferire. E tuttavia, nei reparti pediatrici di Lahore o di Jeddah, la statistica è già una condanna. Tra i figli dei cugini di primo grado, le patologie genetiche si moltiplicano come un destino silenzioso: talassemie, sordità congenite, distrofie muscolari, atrofie spinali, microcefalie, retiniti pigmentose, difetti cardiaci. La medicina le chiama malattie autosomiche recessive: basta che entrambi i genitori portino la stessa mutazione, e il figlio erediterà la doppia copia difettosa. In una popolazione chiusa, dove il sangue si ripete da generazioni, la probabilità diventa certezza. Si nasce ciechi, si nasce stanchi, si nasce con un respiro più corto. Eppure, per molti, è il prezzo naturale della purezza. Un bambino malato non è una colpa, ma un segno del volere divino: “ciò che Allah ha scritto, deve accadere.” E così la fede diventa più forte della genetica. La deformità è un disegno divino, non un errore. È un mondo arcaico, ma coerente: non vuole migliorare la specie, vuole perpetuarla. Anche a costo di spezzarsi.
All’estremo opposto, l’Occidente sogna la perfezione. Non il ritorno del sangue, ma la cancellazione del caso. Elon Musk — profeta stanco della fertilità perduta — ripete che la civiltà crollerà non per le guerre, ma per mancanza di figli. Ogni tweet è una supplica e una minaccia: «Fate bambini, o moriremo tutti.»
Intorno a lui, un’intera costellazione di imprenditori e capitali si muove come se quel comando fosse già un business.
Nel New Jersey, laboratori come Genomic Prediction selezionano embrioni in base ai poligeni: minuscole variazioni statistiche che promettono un rischio più basso di diabete, Alzheimer, cardiopatie. A San Francisco, una startup chiamata Preventive, sostenuta da Sam Altman (OpenAI) e Brian Armstrong (Coinbase), dichiara di voler creare il primo bambino nato da un embrione geneticamente corretto per evitare una malattia ereditaria [La Repubblica, 10 novembre 2025*].
Secondo il Wall Street Journal, l’azienda ha già cercato paesi disponibili a consentire esperimenti sugli embrioni, «compresi gli Emirati Arabi Uniti», e non esclude, in prospettiva, la possibilità di selezionare tratti come altezza, colore degli occhi e QI [WSJ, 10 novembre 2025*].
Dicono di voler eliminare la sofferenza, ma vendono speranza in abbonamento. I cataloghi parlano di “profilo genetico ottimale”, “riduzione del rischio”, “prevenzione totale”. Dietro la lingua della salute, si nasconde il desiderio antico della purezza.
Negli Stati Uniti, nessuno può ancora impiantare un embrione geneticamente modificato: la legge lo vieta, almeno per ora. Ma la ricerca in vitro è libera, e così la frontiera avanza ogni giorno, un esperimento più in là. I laboratori aspettano soltanto un paese disposto a chiudere un occhio, una clinica offshore, una giurisdizione più elastica. È un mercato in attesa di un varco, come un nuovo Eldorado della genetica.
Intanto, Musk e i suoi epigoni pronatalisti predicano il ritorno alla fertilità come valore supremo: l’uomo deve moltiplicarsi, il gene deve diffondersi, l’intelligenza non va sprecata. È una visione insieme disperata e imprenditoriale: generare non per amore, ma per sopravvivere al declino. In questo orizzonte, un figlio non è più un evento, ma una decisione tecnologica. Un investimento biologico. La biologia diventa prodotto, la nascita diventa selezione, la libertà si riduce al diritto di nascere perfetti.
E poi c’è la Cina.
La Cina non crede nel caso, ma nemmeno nella redenzione. Ha avuto il suo passato di controllo demografico e di “miglioramento della qualità della popolazione” — leggi, sterilizzazioni, campagne — poi ha imparato a parlare un linguaggio più tecnico. Oggi non dice più eugenetica: dice governance genetica. La svolta avvenne nel 2018, quando un giovane scienziato, He Jiankui, annunciò di aver fatto nascere due bambine con un gene modificato per renderle resistenti all’HIV. Aveva usato una tecnica chiamata CRISPR: una forbice molecolare capace di tagliare e riscrivere il DNA umano con precisione quasi assoluta. Per la prima volta, la linea germinale — cioè il patrimonio genetico trasmissibile — era stata alterata da mani umane. Fu uno scandalo mondiale, ma anche una rivelazione: la soglia poteva essere oltrepassata.
He Jiankui fu condannato, ma la Cina non arretrò. Rafforzò le leggi, creò comitati bioetici, dichiarò pubblicamente la necessità di “uso responsabile”. Nel linguaggio del Partito, migliorare la salute del popolo significa anche selezionare, prevenire, ottimizzare. La biologia è una risorsa nazionale, e l’uomo è una variabile di progetto. Non si tratta più di creare superuomini, ma cittadini senza difetti, integrati nel calcolo dell’armonia sociale. È l’ordine che diventa genetico.
Così il mondo si divide in tre direzioni che non si toccano: nel mondo islamico, la vita si chiude nel cerchio del sangue e della volontà divina; nell’Occidente eugenetico, si apre alla programmazione e alla volontà del mercato; in Cina, si fonde con la burocrazia, diventando statistica e controllo.
Tre idee di futuro, tre forme di fede. Chi crede nel destino, chi crede nell’algoritmo, chi crede nello Stato. E in mezzo ci siamo noi — frammenti di una specie che non sa più se accettarsi o correggersi, se inginocchiarsi davanti a Dio, davanti al microscopio o davanti al partito.
Certo, la riproduzione umana è faccenda singolare e complessa. I mammiferi vedono la riproduzione dei più forti; non così nella razza umana, dove anche gli storti e gli sghembi trasmettono i geni. Ma tale è il destino dell’uomo — non la selezione, non la purezza, ma la continuità. E da lì non possiamo esimerci.
Cammino tra i Lagoni di Mercurago, sopra Dormelletto, dove un tempo si allenava Ribot, il cavallo perfetto. L’acqua ferma riflette il cielo come uno specchio d’acciaio, e il vento piega le canne alte ai bordi dello stagno. Penso che anche lui, Ribot, era il risultato di una selezione — non divina, non genetica, ma umana, empirica, piena di errori e fortuna. Il più grande cavallo da corsa mai nato, eppure frutto di accoppiamenti imperfetti, di intuizioni, di sbagli. Mi fermo a guardare il sentiero che costeggia il lago: la terra è bagnata, profuma di muschio. Tutto ciò che è vivo nasce da una combinazione di difetto e sopravvivenza.
Forse la vera perfezione, penso, è resistere.
E poi il silenzio, quello che precede la notte o l’esperimento, torna a coprire tutto.
Fonti e riferimenti
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La Repubblica, “Startup per bambini geneticamente modificati: il progetto Preventive sostenuto da Sam Altman e Brian Armstrong”, 10 novembre 2025.
https://www.repubblica.it/tecnologia/2025/11/10/news/startup_bambini_geneticamente_modificati_preventive_altman_armstrong - The Wall Street Journal, “Genetically Engineered Babies Are Banned. Tech Titans Are Trying…”, 10 novembre 2025.
https://www.wsj.com/tech/biotech/genetically-engineered-babies-tech-billionaires-6779efc8 - Adnkronos – Demografica, “Preventive, la startup che vuole creare bambini da embrioni modificati”, novembre 2025.
https://demografica.adnkronos.com/fertilita/preventive-embrioni-modificati-startup-malattie-genetiche - World Health Organization (WHO), Consanguineous marriages, genetic disorders and public health, rapporto 2023.
(dati sulle incidenze di patologie recessive nei paesi islamici). - Koran, Sura 4:23 (An-Nisā’): elenco dei rapporti proibiti nel matrimonio.
Interpretazioni classiche secondo le scuole Hanafi, Maliki, Shafi‘i e Hanbali. - He Jiankui Case, Ministero della Scienza e Tecnologia della Repubblica Popolare Cinese, comunicato ufficiale, dicembre 2019.
(riferimento alla sperimentazione CRISPR e successive regolamentazioni).
14 novembre

Ribot
