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title: "La città proibita (ma senza Gianni Agus) – Una recensione"
url: https://www.altriorienti.com/la-citta-proibita-ma-senza-gianni-agus-una-recensione/
date: 2025-08-21
modified: 2025-08-21
author: "Leone Battisti Alberti"
description: "Ci sono film che ti fanno dire: “Che bello”.E poi ci sono film che ti fanno dire: “Che bello… ma perché?”La Città Proibita è uno di questi. Tutto è lì, tutto..."
categories:
  - "Cultura, arte e bellezza"
tags:
  - "Cina"
  - "Italia"
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# La città proibita (ma senza Gianni Agus) – Una recensione

*Ci sono film che ti fanno dire: “Che bello”.*
*E poi ci sono film che ti fanno dire: “Che bello… ma perché?”*
*La Città Proibita è uno di questi. **Tutto è lì, tutto è ben fatto.*
*Roma scintilla, i droni volano, Liu Yaxi è intensa, il dramma del figlio unico aleggia come una musica triste e rispettosa. C’è azione, c’è sentimento, c’è persino la moda. È il cinema italiano 2025 nel suo stato di grazia produttiva: ibrido, curato, globale. **Ma poi esci dalla sala (o torni al menu di Netflix) e ti resta addosso una domanda: **ma cos’era? e perché così tanto di tutto?*

*L’Italia ama raccontare l’Oriente senza conoscerlo davvero. È sempre stato così: da Marco Polo in poi, lo abbiamo immaginato più che capito. Ma almeno, un tempo, ci mettevamo l’anima smarrita e imperfetta di chi prova a sognare davvero.*

*Oggi no. **La Città Proibita è un film preciso, liscio, compiuto. **L’Oriente è trattato come una referenza estetica, non come una visione.*

*Roma, a sua volta, è una città da Airbnb deluxe: è bellissima, certo. Ma non ci si vive, non si sente il fiato caldo del traffico, né il rumore vero delle cose. Tutto è perfettamente fotografato, dolcemente internazionalizzato. **Una Vacanze Romane 4K con upgrade emotivo e coreano.*

*E naturalmente c’è la Vespa. **Perché non c’è film “da Roma per l’estero” senza una Vespa che sfreccia tra i vicoli, in omaggio a Peck e Hepburn, via Moretti, e con lo sguardo complice di Jennifer Beals (che bella, sì). **Una sequenza lunga quanto la pazienza dello spettatore, fatta per piacere, per ammiccare, per dire: “Guarda che ti sto citando”. **È una paraculata d'autore, in stile Mainetti: cinema di memoria, citazioni e piacione. **Che non turba. Non rischia. Ma sa benissimo a chi sta parlando — e cosa vuole sentirsi dire.*

*E poi c’è il cast. **Una scelta talmente precisa, talmente mirata, da risultare quasi imbarazzante. **La Città Proibita pesca dalla passata, amabile gioventù del cinema romano: Marco Giallini (Annibale), Sabrina Ferilli (Lorena) e Luca Zingaretti (Alfredo). **È un casting da “comfort zone”: rassicura, seduce, mette tutti d’accordo. **Ti viene da pensare:**“Che altro volete, scusate?”*

*Ma la domanda vera è: è ancora cinema, o è l’equivalente visivo di una playlist sentimentale su Spotify? **Il vero nodo, però, è la bulimia. **C’è troppo di tutto: **troppi registri, troppi toni, troppi temi. *

*La politica del figlio unico.*
*Il trauma intergenerazionale.*
*L’amore.*
*Il riscatto.*
*Le arti marziali.*
*La danza.*
*La moda.*
*I padri assenti.*
*I flashback.*
*I motorini.*

*L'emigrazione*
*Le lacrime.*
*I monologhi.*
*I combattimenti.*
*Le location.*
*Le soundtrack.*
*I droni*

*e ... Mina che suona in un vinile e la Ferilli che canta sopra di lei con voce disperata ... sembra un Ferzan Ozpetek al massimo della forma.*

*Tutto è presente. Tutto funziona. **Ma non c’è spazio per tutto. **Non nel cinema. E neanche nella vita.*

*Ed è questa la lezione che La Città Proibita sembra dimenticare. **Un film che vuole piacere a tutti e parlare di tutto finisce per non essere davvero di nessuno. **A un certo punto, in mezzo a una scena coreografata con esattezza millimetrica, ho pensato: **"Ma non ci manca Gianni Agus?" **È solo una suggestione. Una provocazione, se volete. Ma non così sciocca.*

*In un film dimenticato – KU FU? – Dalla Sicilia con furore – lui interpretava il maestro di kung fu, [lo abbiamo già citato nel passato](https://www.altriorienti.com/dalla-cina-con-furore/) ed a lui torniamo.*
*Un maestro improbabile, elegante, con accento RAI e battute zen da varietà. **Era assurdo. Ma funzionava. **Perché credeva in quello che faceva. **E noi ridevamo sul serio, e un po’ ci credevamo anche noi.*

*Era un cinema storto, impresentabile, vitale. **E quello sguardo lì – tra Palermo e Shaolin – aveva più verità di questa Roma perfetta e globalizzata.*

*Alla fine, tutto si riduce a una frase semplice, che vale per il cinema come per l’esistenza: **non c’è spazio per tutto. **Non si può dire tutto. **Non si può essere tutto. **Non si può rappresentare tutto, né piacere a tutti. **Non c’è spazio. **E quando un film – o una società, o un’identità – cerca di far entrare tutto in un unico racconto, rischia di perdersi. Di non dire più niente. **Solo forma. Solo equilibrio. Solo grazia. **La Città Proibita è piena di tutto. **Ma, come avrebbe forse sussurrato Gianni Agus, con un sorriso da maestro e una pipa mai accesa:**“Il troppo è l’arte di non colpire mai.”*

21 agosto

![](https://www.altriorienti.com/wp-content/uploads/2025/07/hla_citta___proibita_recensione_gabriele_mainetti_cinefacts_cover-300x186.jpg)

PS il film "[Ku Fu dalla Sicilia con furore](https://www.youtube.com/watch?v=i1Oehdmp1XE)" è disponibile gratuitamente sulla piattaforma Youtube