In Italia la ricerca e sviluppo è un po’ come l’educazione civica: tutti ne parlano bene, nessuno la pratica.
Spesa tra le più basse d’Europa pari all’1,45% su una media europea superiore al 2%, intensità sul PIL da fanalino di coda, ecosistemi universitari che brillano per sopravvivenza più che per visione. E mentre ci beamo del genio italico che “si arrangia” – tra la meccanica di precisione e il prosecco col drone – il mondo, semplicemente, ci supera. Senza clamore. La piccola e media impresa, gioiello della patria, investe poco in Ricerca & Sviluppo. Non per colpa sua, ma per limiti strutturali, culturali, sistemici. E poi c’è il il turismo, il food & beverage, settori amati e redditizi (?) ma biologicamente incapace di crescere: un piatto non diventa più produttivo per il solo fatto di essere servito con una narrazione.
Il risultato è semplice: bassa innovazione = bassa produttività = bassi salari. Mentre in Italia si discute di flessibilità e bonus cultura, altrove si costruisce il futuro, con investimenti, strategie, determinazione. Altrove, per esempio, è la Cina.
Dietro ogni punto percentuale di PIL in R&S, c’è un campo di battaglia. La Cina non investe per il gusto dell’accademia, né per un Nobel decorativo. Investire nella ricerca è, per Pechino, un atto di sovranità. E oggi le tecnologie strategiche – intelligenza artificiale, semiconduttori, biotecnologie, energie rinnovabili – sono le nuove linee del fronte.
La guerra non è fatta di trincee, ma di litografie a 2 nanometri. La parola chiave è decoupling: evitare di dipendere dall’Occidente. L’America lo sa. La Cina anche. La campagna “Made in China 2025”, prima derisa, oggi fa paura. Dall’altra parte, gli Stati Uniti rispondono con sanzioni mirate, restrizioni all’export di chip, e incentivi per riportare in patria la manifattura hi-tech. È una partita a scacchi giocata con i droni.
Ma Pechino ha il tempo. E ha anche la convinzione che la tecnocrazia vincerà sulla retorica. Non serve convincere il mondo: basta superarlo.
Nel 2023 gli Stati Uniti hanno speso 784 miliardi di dollari in ricerca e sviluppo. La Cina, 723 miliardi. Il sorpasso è vicino, ma non ancora realtà.
In termini assoluti, Washington conserva il primato. Ma la tendenza è inequivocabile: in vent’anni, la Cina è passata da comprimaria a co-protagonista. O, se si preferisce, da studente a concorrente.
Le differenze restano profonde: gli USA dominano la ricerca di base, il settore universitario, la produzione scientifica per impatto e profondità. La Cina eccelle nella ricerca applicata, nella velocità esecutiva, nella scalabilità industriale. Uno inventa, l’altro implementa. Almeno finora.
Ma l’ago della bilancia si muove. E con lui, l’equilibrio geopolitico.
Epilogo – Le verità parallele
Gli americani dicono: “stanno copiando”.
I cinesi rispondono: “stiamo accelerando”.
I numeri, come sempre, confermano entrambe le versioni. Ma suggeriscono una terza, più sottile:
la competizione non è tra chi inventa di più, ma tra chi si fida di più del proprio futuro.
In questo, la Cina ha già investito.
L’Occidente, invece, è ancora lì a chiedersi se la ricerca va finanziata o tagliata. Noi? nulla.
19 novembre

Bibliografia e Fonti
1. Fonti internazionali – Dati e analisi comparativa
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World Intellectual Property Organization (WIPO)
World Innovation Report 2023
➤ Dati globali sulla spesa in R&S, quota della Cina salita dal 4% (2000) al 26% (2023).
www.wipo.int -
OECD – Main Science and Technology Indicators
R&D Expenditure as % of GDP – 2023
➤ Intensità R&S: USA 3,4%, Cina 2,68%, UE 2,11%.
www.oecd.org -
Reuters
“China’s home prices drop further, recovery not expected until 2026”, 25 feb 2025
➤ Include dati immobiliari e riflessioni macroeconomiche sulla fiducia.
www.reuters.com -
National Science Foundation (USA)
Science & Engineering Indicators – 2024
➤ Spesa USA in R&S: 784 miliardi USD nel 2023, con focus su ricerca di base e università.
ncses.nsf.gov
2. Fonti cinesi – Internazionali e ufficiali
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South China Morning Post (SCMP)
“China’s R&D growth passes US$496 billion amid steady rise in hi-tech ambition”, 17 maggio 2025
➤ Analisi di Shenzhen, ruolo delle imprese, strategia nazionale.
www.scmp.com -
China Daily
“China’s basic research investment rises 10.5% in 2024”, 23 gennaio 2025
➤ Dati ufficiali su ricerca di base, proporzione sul totale, crescita annua.
www.chinadaily.com.cn -
National Bureau of Statistics of China
Statistical Communiqué on R&D Spending (2024)
➤ Dati ufficiali in yuan, confronto con PIL, settori trainanti.
www.stats.gov.cn
3. Approfondimenti strategici e geopolitici
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Brookings Institution
“China’s rise in science & tech: implications for the global order”, Policy Brief, 2023
➤ Analisi strategica su AI, semiconduttori, tensione USA-Cina.
www.brookings.edu -
Carnegie Endowment for International Peace
“Decoupling and Strategic Rivalry: China’s Innovation Drive”, 2024
➤ Il nesso tra R&S e decoupling tecnologico.
www.carnegieendowment.org -
Wikipedia (Made in China 2025)
➤ Sintesi aggiornata del programma industriale e tecnologico cinese.
en.wikipedia.org/wiki/Made_in_China_2025 -
Italia:Ricerca e sviluppo circa 1,45% del PIL
(fonte: Eurostat, Istat, OCSE)