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title: "La fine di Sukhumvit 38. Lettera da Bangkok, dove anche il cibo diventa reato"
url: https://www.altriorienti.com/la-fine-di-sukhumvit-38-lettera-da-bangkok-dove-anche-il-cibo-diventa-reato/
date: 2025-07-17
modified: 2025-07-20
author: "Leone Battisti Alberti"
description: "Una volta, a Bangkok, si mangiava per strada.Con le mani, in piedi, sotto il cielo che sa di benzina e basilico, tra i motorini che tagliano l’aria come coltelli. Si..."
categories:
  - "Corrispondenze"
  - "Purple's corner"
tags:
  - "Life style"
  - "Thailandia"
word_count: 626
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# La fine di Sukhumvit 38. Lettera da Bangkok, dove anche il cibo diventa reato

*Una volta, a Bangkok, si mangiava per strada.*
*Con le mani, in piedi, sotto il cielo che sa di benzina e basilico, tra i motorini che tagliano l’aria come coltelli. Si mangiava la notte, ma anche il giorno, perché Bangkok non dorme mai davvero. E si mangiava dove finiva tutto: a Sukhumvit Soi 38.*
*Fu lì che cominciò tutto, anche per me.*
*Quando conobbi mia moglie, anni fa, era lei a portarmi in quel posto, dopo le sue lunghe giornate in un ristorante italiano elegante, pieno di bicchieri e tovaglie bianche. Usciva tardi, stanca, e invece di cercare silenzio e comfort, cercavamo il fuoco vivo di quei baracchini.*
*Ci infilavamo in quella traversa senza pretese, e mangiavamo.*

*C’erano i banchetti con i fuochi improvvisati, le panche basse, il riso servito su piatti di plastica che sembravano altari. Zuppa tom yum che bruciava la lingua e curava l’anima. Pad thai in carta oleata. Mango sticky rice, come dolce della casa di un dio gentile.*
*E intorno, l’umanità intera: studenti, tassisti, ragazzi truccati, vecchi che non dormivano mai. C’era tutto. E in quelle immagini, c’era già tutta Bangkok.*

*Ma oggi vogliono cambiare tutto. **E lo stanno facendo davvero.*

*Il Comune ha deciso di combattere i venditori ambulanti come si combatte un’infezione. Prima li hanno spostati, poi censiti, infine rimossi. Il motivo è sempre lo stesso: igiene, sicurezza, decoro.*
*Il risultato è ovunque: hawker centre asettici, controlli, permessi, spazi misurati, cibo sterilizzato.*
*Bangkok sta diventando un rendering, una città-pilota, un luogo dove si fotografa molto e si vive poco.*

*Ma Bangkok non è mai stata normale.*
*È sempre stata altro: un disordine necessario, una sovrapposizione felice di caos e grazia.*
*Quella cosa lì: sporca, sudicia, vitale.*
*Combattere i venditori ambulanti è come reprimere un dialetto, una danza popolare, una preghiera stonata ma vera. È un’offesa.*
*E mentre chiudono i baracchini, si chiudono anche le vene della città.*

*Non è solo il cibo.*
*Anche la prostituzione — che da sempre è parte viva e visibile del paesaggio — è stata silenziata, regolamentata, quasi cancellata.*
*Hanno chiuso i centri massaggi, oscurato gli ingressi, spento le insegne.*
*Non perché la società sia cambiata.*
*Non perché oggi le ragazze trovino stipendi migliori o sogni più puri.*
*No: è stata la norma a eliminarle.*
*Non un'evoluzione morale, ma un’epurazione.*

*Qui, la norma non ha protetto.*
*Ha tolto. Ha ridotto. Ha represso.*
*Ha trasformato ciò che era umano — contraddittorio, duro, ma reale — in qualcosa da non vedere più.*
*E in cambio, ha offerto il nulla: centri commerciali, ordini di servizio, igiene esibita come virtù assoluta.*

*Eppure c’è una Bangkok che non riescono a cancellare.*
*Quella cantata da Lawrence Osborne.*
*La Bangkok delle luci al neon acide, riflesse sulle pozzanghere come visioni tossiche.*
*Dei tramonti arancioni tra i cavalcavia, mentre motorini mefitici sfrecciano in scie oleose.*
*Quella di Nana, dove predicatori degli ultimi giorni urlano la loro fede tra kathoey in minigonna e donne velate.*
*Quella Bangkok notturna anche alle tre del pomeriggio, umida, accogliente, sbagliata.*
*Inferno in terra, ma con pochi baht in tasca ti sembrava il paradiso.*

*Anch’io, come tanti, ci sono caduto dentro.*
*La prima notte l’ho passata al Mandarin: aria condizionata, marmo lucido, silenzi da business class.*
*Due mesi dopo ero alla Green Guesthouse, stanza senza finestra, linoleum sbrecciato, un ventilatore malato che sembrava respirare con me.*
*E non ero mai stato così vivo.*

*Perché Bangkok ti sbrana. Ti stanca. Ti mastica.*
*Ma mentre lo fa, sorride.*
*E mentre sei fatto a pezzi, capisci che quello è il momento in cui stai vivendo davvero.*
*La verità di Bangkok è questa: ti prende a schiaffi e ti fa sentire sveglio.*

*Ora vogliono riscrivere tutto.*
*Ripulire. Organizzare. Zittire.*

*Ma ogni baracchino chiuso è una memoria perduta.*
*Ogni centro massaggi spento è una libertà cancellata.*
*Ogni regola nuova è una distanza in più da ciò che Bangkok era — e forse dovrebbe ancora essere.*

*E noi, che ci siamo innamorati proprio lì, ce lo ricordiamo.*

18 luglio

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