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title: "La firma di Trump. Racconto da una cena tra amici"
url: https://www.altriorienti.com/la-firma-di-trump-racconto-da-una-cena-tra-amici/
date: 2025-07-13
modified: 2025-07-25
author: "Leone Battisti Alberti"
description: "Fu durante una cena — una di quelle vere, con piatti cucinati da qualcuno che sa — che venne fuori la storia della firma.C’era un ospite nuovo al tavolo, Giacomo..."
categories:
  - "Corrispondenze"
tags:
  - "Mumbo-Jumbo"
  - "USA"
word_count: 658
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# La firma di Trump. Racconto da una cena tra amici

*Fu durante una cena — una di quelle vere, con piatti cucinati da qualcuno che sa — che venne fuori la storia della firma.*
*C’era un ospite nuovo al tavolo, Giacomo era amico di un amico, presentato con quel tono tra lo scherzoso e il reverente:*
*«È grafologo… ma non di quelli che leggono l’anima dalle i senza puntino. Lui lavora col tribunale.»*

*Il grafologo era un uomo asciutto, più da carta bollata che da tarocchi, eppure sembrava divertirsi nel raccontare cose a metà tra il mestiere e la leggenda.*

*Qualcuno, senza troppe cerimonie, gli chiese:*
*«E la firma di Trump? Quella roba a zig-zag, enorme, tutta maiuscola… che cos’è?»*

*Giacomo sorrise, ma non per ironia. Era il sorriso di chi ha studiato a lungo una cosa così assurda da aver smesso di trovarla ridicola.*

*«La chiamano la recinzione elettrificata. Ne parlò anche The Atlantic, qualche anno fa. Titolo memorabile: [The Alarming Signature of Donald Trump](https://www.theatlantic.com/magazine/archive/2019/01/presidential-emergency-powers/576418/). E non avevano torto.»*

*Posò il bicchiere, quasi per liberare le mani e disegnare l’aria.*

*«La firma di Trump non chiede di essere letta. Non si preoccupa della forma, né del contenuto. È un gesto, un’impronta, una forza. Un campo minato grafico, fatto di linee diritte, senza curve, senza respiro.*
*È come se qualcuno avesse colpito ripetutamente la carta con un forcone. Un ritmo angolare, spezzato, troppo ripetuto per essere naturale.»*

*Fece una pausa, poi aggiunse, quasi tra sé:*

*«Non c’è una lettera riconoscibile. Non c’è il nome. Non c’è nulla da capire. Solo una cosa da vedere. E da temere.»*

*Il padrone di casa, che insegna filosofia in un liceo milanese, sorrise:*
*«Una firma che è già segno. Un emblema. Un logo.»*

*«Sì. O meglio: un gesto escatologico.*
*Una firma che cancella tutto il resto. Non dice "io ho firmato", ma "dopo questa firma non c’è più nulla da aggiungere".*
*Non è una firma: è una conclusione. Un sigillo. Una minaccia in inchiostro nero.»*

*Un altro ospite, scettico, alzò le spalle:*
*«Ma quindi… è matto?»*

*Giacomo scrollò il capo.*
*«No. O almeno, non per questo. Diciamo che è coerente. Perché una firma non mostra il vero carattere. Mostra la narrazione di sé. Mostra come uno vuole essere percepito.*
*E Trump vuole apparire così: invulnerabile, verticale, senza curve, senza esitazioni. Come una torre. Come una barriera. Come un confine che nessuno può varcare.»*

*Il grafologo si appoggiò allo schienale e, quasi per divertimento, cominciò a elencare dettagli tecnici.*

*«Firma sempre al centro. Non in basso a destra come si usa. Mai con discrezione, mai con distanza. Sempre al centro, come se dicesse: io sono il testo.*
*La pressione della penna è fortissima, esasperata.*
*Scrive come se volesse lasciare un solco nel foglio. Un esperto ha detto: è come se incidesse la propria volontà sull’universo.*
*E poi c’è la ripetizione: a volte firma lo stesso documento due, tre volte. Sopra, sotto, di lato. Come un animale che marca il territorio. Come se temesse che, senza firma, la carta potesse ribellarsi.»*

*Un sorriso si diffuse tra i presenti, senza malizia. Solo stupore. Qualcuno aggiunse:*
*«Ma se la penna non scrive bene?»*

*Giacomo si illuminò.*
*«È successo. Una volta firmò un documento con una penna che saltava. Non cambiò penna. Continuò. L’inchiostro veniva e andava, le linee erano spezzate, intermittenti. Ma lui andò dritto.*
*Perché per lui la firma non è un segno. È un gesto performativo. È un atto. Come una stretta di mano che spinge, anche se la mano non risponde.*
*Conta il movimento, non l’effetto.»*

*La conversazione si allargò, come succede dopo il secondo bicchiere. Giacomo parlò di altri: Obama, sobrio e rotondo. Macron, vanitosamente illeggibile. Putin, preciso e infantile. **Ogni tanto aggiungeva una nota, poi passo ad altro. Una storia di tribunale, una firma falsa smascherata da una “l minuscola troppo presuntuosa”. Ma non cercava di convincere nessuno.*

*Alla fine, qualcuno chiese:*
*«Quindi, la grafologia… ci crede davvero?»*

*Lui alzò le spalle, con un mezzo sorriso.*
*«Non è una scienza. Ma non tutto ciò che ci racconta qualcosa dev’essere scienza. A volte basta che sia un buon racconto. Come questo.»*

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