---
title: "Laborit e Watson. Le intelligenze e le culture non sono uguali"
url: https://www.altriorienti.com/laborit-e-watson-le-intelligenze-e-le-culture-non-sono-uguali/
date: 2026-01-11
modified: 2026-01-12
author: "Leone Battisti Alberti"
description: "Henri Laborit lo abbiamo conosciuto di riflesso, in un film che vinse l’Oscar per il miglior film in lingua straniera nel 1990: Mediterraneo di Gabriele Salvatores. C’era quella frase iniziale..."
categories:
  - "Opinioni ed editoriali"
tags:
  - "democrazia"
  - "egemonia"
  - "Islam"
word_count: 643
---

# Laborit e Watson. Le intelligenze e le culture non sono uguali

*Henri Laborit lo abbiamo conosciuto di riflesso, in un film che vinse l’Oscar per il miglior film in lingua straniera nel 1990: Mediterraneo di Gabriele Salvatores. **C’era quella frase iniziale che tutti hanno ripetuto senza capire davvero:*

> *“In tempi come questi, la fuga è l’unico mezzo per restare vivi e continuare a sognare.”*
*Laborit era un biologo, ma anche uno sceneggiatore. Parlava di sinapsi come altri parlano d’amore. **Diceva che l’uomo è il risultato dell’interazione tra tre fattori: l’ambiente, i geni e l’educazione. **Era la sua formula dell’equilibrio, un modo elegante per dire che nessuno è colpevole e nessuno è innocente: siamo, semplicemente, il prodotto di un sistema.*

*Mentre muore James D. Watson, l’altro grande nome del DNA, ci ritroviamo di nuovo davanti alla stessa equazione. **Watson fu l’uomo che guardò dentro la doppia elica e ne fece il simbolo di tutta la conoscenza moderna. **Poi, negli ultimi anni, divenne un paria: per aver detto che le razze non sono tutte uguali. **Lo cacciarono dai laboratori, lo spogliarono dei titoli, come se avesse bestemmiato nel tempio della ragione.*

*Eppure, tolta la brutalità della forma, resta una questione da non eludere. **Watson sbagliava nel motivo, non nell’osservazione. **Le differenze tra popoli esistono, ma non perché inscritte nel genoma. **Sono il riflesso — l’epifenomeno, direbbe Laborit — di condizioni, storie, educazioni, climi, ferite, sopravvivenze. **Un popolo vive ciò che ha imparato a sopportare. **Il cervello si plasma su quell’esperienza, come un corpo sull’ambiente che lo nutre.*

*Dunque sì: la diversità esiste. Ma non è un valore né un difetto. **È un dato qualitativo, neuroprogrammatico, come direbbe un biologo con un linguaggio da poeta. **La mente umana si costruisce sulle circostanze, e le circostanze non sono mai uguali per tutti. **L’uguaglianza è un ideale politico, non una condizione biologica.*

*Laborit avrebbe sorriso, forse, davanti alla condanna di Watson. **Avrebbe detto che l’errore non è vedere la differenza, ma non capirne l’origine. **Che l’uomo moderno ha paura di tutto ciò che divide, anche quando è solo constatazione del reale. **E che, quando un sistema non accetta la complessità, l’unica possibilità che resta è la fuga.*

*Nel triangolo isoscele della modernità, Occidente e Asia occupano i vertici superiori: due culture che, pur diverse, condividono l’educazione, la razionalità, la capacità cognitiva. **Alla base, il mondo islamico — numeroso, giovane, ma privo di un modello educativo competitivo — spinge verso l’Occidente. **Forse per conquista, ma soprattutto per sopravvivenza. **Per la Cina — che ragiona in termini di efficienza evolutiva — questa staticità è una malattia mentale: un difetto sistemico dell’intelligenza collettiva.*

*La Cina tiene a distanza l’Islam perché ne teme l’inefficienza più che la capacità eversiva. **Noi occidentali, invece, sottovalutiamo l’orda, credendo di  addomesticare il reietto: **un reietto che non ha nulla in cui credere se non nella propria superstizione, **per sostenersi nella modernità come in una lunga febbre. **Così l’orda preme. **Ed incalza e noi lo sottovalutiamo come fossimo dei coglioni.*

*Ed è qui che sta la vera distinzione: non tra gli uomini, ma tra le culture. **L’uomo è uguale ovunque, ma non tutte le culture lo sono. **Ve ne sono di migliori e di peggiori. **Le peggiori non lasciano pensare, non educano alla libertà, non formano l’intelligenza — ma la zoppia intellettuale. **E così producono, inevitabilmente, uomini meno capaci di capire, di scegliere, di cambiare.*

*Pasolini lo aveva intuito mezzo secolo fa:*

> *“Poiché la libertà è incompatibile con l’uomo*
> *e l’uomo in realtà non la vuole,*
> *intuendo che non è per lui.”*
*Forse i soli che ancora tentano di coniugare libertà e senno — **di rendere la libertà praticabile senza smarrire la ragione — **siamo noi, gli occidentali. **E forse è questo, più di ogni altra cosa, che ci distingue: **voler essere liberi da una barbarie che si vuole chiamare civiltà, **che impone la sottomissione alla coscienza.*

***Questo articolo è dedicato ai morti delle piazze iraniane.***

12 gennaio

![](https://www.altriorienti.com/wp-content/uploads/2026/01/Henri_Laborit-225x300.webp)

Henri Laborit