C’è un piccolo mostro silenzioso che conquista il mondo. Ha i denti sporgenti, lo sguardo obliquo e le orecchie da Gremlin. Si chiama Labubu. Nasce in un albo illustrato a Hong Kong, ma trova la sua gloria tra le mani pazienti dei collezionisti globali: a Bangkok, a Parigi, a Seoul. E ora anche a Milano, dove — e non è uno scherzo — si fanno le code. Per un mostro. Dentro una scatola chiusa. Che potrebbe non piacerti. Pop Mart è un’invenzione cinese. Ma una Cina nuova, impensabile, quasi in incognito. Non copia, non standardizza, non promette l’uguale. Fa esattamente il contrario: vende ciò che non sai di volere.
Ogni pupazzo è nascosto. Ogni serie è limitata. Ogni acquisto è un rischio.
La rivoluzione è estetica, ma anche filosofica:
Non è il prodotto a scegliere te. E nemmeno tu scegli lui. Vi trovate, forse. In silenzio.
In un’epoca in cui l’algoritmo decide tutto, Pop Mart rimette in circolo il caso, l’errore, la sorpresa. Un U-turn di 180° nella narrazione industriale cinese: da fabbrica del mondo a sorgente di piccoli sogni impacchettati.
Siamo a Milano e siamo andati a vedere la coda, con il gusto sadico di un’entomologo con tanto di spilli nell’anima. Era un lunedì di sole distratto. E davanti alla Rinascente, ecco la piccola umanità urbana riunita per un pupazzo cieco.
- Un uomo in giacca e cravatta, probabilmente uscito da una riunione di marketing, con l’aria di chi ha detto in ufficio: “vado a prendere un caffè”.
- Due modelle dell’Est con occhiali da sole e postura da set fotografico, impegnate a controllare il filtro giusto per immortalare la scatola.
- Un venditore peruviano che offriva il suo posto in fila a 40 euro, guadagnato con sudore dalle 6 del mattino.
- Una madre e una figlia, entusiaste: “Questa volta prendiamo il Dimoo arcobaleno!”.
- Adolescenti silenziosi, con zaini mezzi vuoti e occhi pieni.
Pop Mart, come Disneyland, non esclude nessuno. Ma costa meno e richiede più pazienza. Nel mondo del design e della cultura pop, si parla continuamente di IP. Significa: Intellectual Property, cioè proprietà intellettuale e me lo ha spiegato mia figlia perchè è un mondo sconosciuto.Una IP è un’idea protetta: un personaggio, un mondo, un’estetica riconoscibile. È un marchio narrativo, un volto legale, un’identità vendibile.
- Mickey Mouse è una IP.
- Super Mario è una IP.
- Labubu, Skullpanda e Dimoo sono IP Pop Mart.
Ma qui sta il punto: mentre le IP classiche sono nate per raccontare storie (film, serie, videogiochi), quelle di Pop Mart esistono per essere collezionate. Non parlano. Non combattono. Non si evolvono. Si espongono. È il trionfo del silenzio sull’epica. E funziona. Pop Mart ha venduto oltre 75 milioni di pupazzi nel 2024. Il valore in Borsa ha superato i 40 miliardi di dollari. E’ la terza IP company globale, dopo Disney e Nintendo — senza film, senza parchi, senza neppure una mascotte parlante. Solo scatole silenziose. Mostri gentili. Codici QR. Vetrinette d’amore.In Corea, hanno dovuto bloccare un incentivo bancario: regalavano un Labubu a chi apriva un conto. Troppo potente.
In Thailandia, la polizia ha gestito code notturne da fast food per la serie Dimoo. In Italia, ci stiamo arrivando. Con il passo lento ma inesorabile della nostalgia nuova. Sì. Ma non il sogno americano. Pop Mart rappresenta una Cina introversa, sfumata, estetica, che non urla ma conquista. Non vende un messaggio. Non vende identità. Vende desiderio incerto. Micro-mito. Mini-esistenzialismo in ABS. Forse questo è il nuovo sogno globale: non diventare qualcuno, ma collezionare ciò che ci consola dalla fatica di esserlo.
Labubu non cambierà il mondo. Ma dice che il mondo è già cambiato. Che non cerchiamo più la verità. Cerchiamo una sorpresa elegante, malinconica, carina e un po’ inquietante. Qualcosa che ci assomigli. Senza parlare.
Ma attenzione: anche le bambole mentono. Solo che lo fanno in silenzio. Perché le bambole sono dappertutto, come i virus nei laboratori segreti o le verità nei discorsi di Putin: invisibili, replicabili, letali. E stavolta non servono spie né satelliti per capire dove tira il vento dell’Impero: basta seguire la plastica.
Al Forum che lo celebra come una reincarnazione zarista di Hello Kitty, Putin annuncia che l’Ucraina è Russia perché “noi e loro siamo un solo popolo”.
E giù applausi, cori, gadget. Ma il dettaglio che sfugge agli analisti strategici è uno solo: le bambole. Milioni, tutte uguali, tutte prodotte in Cina. D’altronde, ogni impero ha le sue bambole. Alcune parlano russo. Altre non parlano affatto.
La sinergia è perfetta: Pechino stampa i simulacri, Mosca li anima col mito. Altro che soft power – qui siamo all’hard toy geopolitico. L’asse sino-russo non passa più per gasdotti o armi, ma per scaffali pieni di creature con occhi vitrei e sorriso neutro: bambole che parlano solo quando lo decide il Cremlino. In prima fila, una bambina stringe il suo Labubu come un talismano. Non capisce Putin. Ma sa che il mostro, almeno, non mente.
Però Pop Mart è il contrario della Cina che temevamo.
Non vuole dominarci. Vuole sedurci con piccoli mostri imperscrutabili. E forse, nel 2025, è questa la strategia più raffinata di tutte.Nel cuore del capitalismo digitale, dove tutto è mostrato, spiegato, recensito e consegnato in 24 ore, Pop Mart ha scelto l’assenza.
- Non sai cosa compri.
- Non puoi sceglierlo.
- Forse sarà raro, forse sarà doppio.
Eppure, desideri. Compro per vedere chi sono oggi.
È una seduzione a bassa intensità. Senza slogan. Senza storytelling. Senza climax. Ma con una forza misteriosa, quasi spirituale.Lo fanno anche i danesi di Too good too go, i negozianti metteno gli scarti di giornata in una mistery box. I danesi dichiarano che fanno guerra agli scarti ed agli esuberi alimentari, i clienti si bevono la storia e si sentono buoni. Comprano scarti a prezzi calmierati. Stessa retorica.
Nel gesto di aprire una blind box c’è qualcosa di rituale: un’attesa, un’esitazione, un’emozione piccola ma sincera. E mentre tutto grida “vedo, valuto, ottimizzo”, Pop Mart sussurra: nascondo, suggerisco, seduco.
Forse non è un caso che la Cina, patria del tao e della calligrafia bianca sul vuoto, sia oggi la prima potenza al mondo della sorpresa muta.Pop Mart non vende pupazzi. Vende una piccola mistica dell’assenza. E ci ricorda che, nel 2025, il vero lusso è desiderare senza sapere.
23 settembre
