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title: "Leonardo Falasco. Notte a Chang Rai"
url: https://www.altriorienti.com/leonardo-falasco-notte-a-chang-rai/
date: 2026-04-29
modified: 2026-04-29
author: "Leone Battisti Alberti"
description: "Leonardo. Lo ha scritto Leonardo Falasco. Non è un musicista. È uno che fa rumore per non sentire il resto. Non è un filosofo. È uno che ha guardato troppo..."
categories:
  - "Posta dei lettori"
  - "Purple's corner"
word_count: 913
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# Leonardo Falasco. Notte a Chang Rai

***Leonardo. Lo ha scritto Leonardo Falasco.***

***Non è un musicista. È uno che fa rumore per non sentire il resto. Non è un filosofo. È uno che ha guardato troppo e ha smesso di spiegare.***

***Beve poco, ma male. Dorme peggio. La notte non gli piace, ma non ha altro.***

***L’esoterismo non è una passione. È una cattiva abitudine. Come grattarsi una ferita che non chiude. Le porte le vede ovunque. Nei muri, negli specchi sporchi, nei corridoi  degli alberghi economici. Le apre. Sempre. ******Non sa chi gli abbia detto di farlo. ******Non sa come si richiudono. ******La stanza è un buco. Non metafora. Un buco. Un materasso che sa di umido, un tavolo storto, roba lasciata lì da qualcuno che non è più lui. Niente ordine, niente scopo. Solo roba che resiste più di lui.***

***Nessuno ci entra. ******Non perché non si possa. Perché non avrebbe senso. ******Lui ci sta. Ci torna. Ogni volta un po’ più leggero, nel modo sbagliato. ******Meno roba dentro. Meno idee. Meno difese. ******Non è una crescita. È consumo.***

***Esce quando non regge più. Cammina. Guarda le facce. Le evita. Le perde subito. Tutto scivola via. Anche quello che dovrebbe restare.***

***Poi rientra.***

***Sempre.***

***Ryo ***

***Hana***

***Scrive qualcosa ogni tanto. Non perché abbia qualcosa da dire. Per vedere se riesce ancora a mettere due cose in fila. A volte sì. A volte no.***

***Quando sì, non cambia niente. ******Quando no, neanche. ******Non crede più a niente di grande. Le verità sono roba da gente sobria. Lui non lo è, nemmeno da lucido.***

***Sa una cosa sola. ******Le porte non portano da nessuna parte. Eppure continuano a chiamarlo.***

***E lui continua ad aprirle.***

***Perché stare fermo sarebbe peggio. ******Perché dentro quella stanza, quando tutto tace, resta solo una cosa.***

***E quella non si spegne.***

Mentre si legge si lasci suonare [questo](https://youtu.be/DYko3lHQdZU?is=Bk_5-zGGX7tzwk7G)

![](https://www.altriorienti.com/wp-content/uploads/2026/04/hq720-300x169.jpg)

 
*Chiang Rai si scioglie.*

*La notte non scende, filtra. Resta sospesa tra le superfici, si incolla alla pelle, entra senza chiedere.*

*Dentro, un suono che non è più musica. Ripetizione. Attrito. Mani che insistono, come se bastasse quello a non cadere.*

*Fuori, corridoi umidi. Lanterne tremolanti. Figure appoggiate ai muri.*

*Tra loro, due.*

*Ryo. *

*Hana.*

*O forse no.*

*I nomi non tengono. Ma restano.*

*Non si avvicinano. Non davvero. Nessun gesto. Nessuna chiamata.*

*Solo una distanza che si piega.*

*I volti cambiano mentre li guardi. Non sono stabili. Non sono interi.*

*Puttane sacre senza corpo al Wat Rong Khun.*

*Superfici. Passaggi. Niente da toccare.*

*Tutto fasullo.*
*Un suono esce. Non parola.*

*“mi…gliaci… no…cor…to…”*

*Poi, netto, come un taglio dentro il rumore:*

*“Do what thou wilt…”*

*Silenzio.*

*Ancora frammenti.*

*“…leg…ge… tut…”*

*Le bocche si muovono. Non parlano loro.*

*Qualcosa passa.*

*Aleister Crowley, deformato, spezzato, come inciso male dentro la notte.*

*Non è citazione.*

*È residuo.*

*Ryo resta fermo. O quello che resta.*

*Non ascolta. Ma quelle parole sì.*

*Le uniche.*

*Rio.*

*Dove Rio.*

*Un volto che cerca tra altri volti. Non trova presa. Scivola. Ritorna.*

*Rio.*

*Tra le luci basse, tra i riflessi sporchi, tra le crepe.*

*Non si lascia fermare.*

*Le due figure restano. Non accolgono. Non respingono.*

*“Love is the law…”*

*Chiaro.*

*“…love under will…”*

*Poi di nuovo niente. Solo suoni rotti.*

*Lingua senza struttura.*

*Ryo.*

*Rio.*

*La differenza si perde.*

*Il tempo non passa. Si consuma.*

*Nessun incontro. Nessun contatto.*

*Solo attraversamento.*

*Le bocche si chiudono. I volti si svuotano.*

*Restano due forme.*

*Come prima.*

*Forse mai state.*

*Più tardi, una stanza. Legno grezzo.*

*Segni.*

*Un fiore che non emerge. Radici fuori.*

*Tra le linee:*

*rio*

*Poi graffiato.*

*Resta l’impronta.*

*Fuori, la notte continua.*

*Dentro, meno.*

*Non silenzio.*

*Meno.*

*E da qualche parte, senza origine:*

*“Do what thou wilt…”*

29 Aprile

**Leonardo Falasco da vicino **

*Il camerino è piccolo.*
*Una sedia, uno specchio, luce incerta.*

*Leonardo Falasco tiene la chitarra sulle gambe.*
*Due note — pulite, definitive — e poi silenzio.*

*È un virtuoso.*
*Di quelli che non hanno bisogno di dimostrarlo.*
*Di quelli che, quando potrebbero, si fermano.*

*In sala prove il suono prende forma e subito si nega.*

*Cavi, un amplificatore che respira, un synth stanco.*
*Un registratore acceso da ore.*

*Falasco costruisce e distrugge nello stesso gesto:*

- *linea perfetta*
- *deviazione minima*
- *rottura*

*La tecnica è totale.*
*Ma non è mai esibita.*
*È usata contro sé stessa.*

*Le tracce esistono.*
*Non a suo nome.*

*Nei dischi degli altri:*

- *chitarre*
- *sintetizzatori*
- *seconde voci*
- *produzione*

*Una presenza che tiene insieme, senza chiedere spazio.*

*Non resta mai dove lo puoi trovare.*

*Dorme ogni notte in una stanza d’albergo diversa.*
*Non lascia oggetti, non costruisce abitudini.*
*Viaggia leggero, quasi invisibile.*

*Tra le lenzuola, ogni volta, un corpo *
*Non è conquista, non è fuga.*
*È una forma di passaggio.*

*Come la musica.*

*Qualcuno dice che potrebbe stare ovunque.*

*Festival, etichette, circuiti.*
*Ha tutto per esserci.*

*Ma quando la traiettoria si chiude,*
*lui si sposta.*

*Sempre.*

*Nel camerino qualcuno bussa.*

*Non è il momento.*
*Non lo è mai davvero.*

*Falasco guarda lo specchio senza sistemarsi.*
*Come se l’idea stessa di apparire fosse già un errore.*

*Lavora.*

*Questo sì.*

*Non per arrivare.*
*Non per lasciare un catalogo.*
*Non per essere riconosciuto.*

*Lavora perché il suono lo tiene lì,*
*in quel punto preciso dove la forma non è ancora definitiva.*

*E allora resta così:*
> *un musicista reale*
> *un virtuoso che non si concede*
> *una presenza che si sposta continuamente*
*Ispido.*
*Laterale.*
*Inafferrabile.*

*Quando esce, non lascia canzoni.*

*Lascia una traccia più sottile.*

*Come se qualcosa fosse stato portato quasi alla perfezione*
*e poi lasciato cadere*
*un istante prima di diventare stabile.*

*E in quell’istante —*
*brevissimo —*
*c’è tutto Falasco.*