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title: "Lezione di indignazione contemporanea. Kirk, Trump e l’imam"
url: https://www.altriorienti.com/lezione-di-indignazione-contemporanea-kirk-trump-e-limam/
date: 2025-12-06
modified: 2025-12-06
author: "Leone Battisti Alberti"
description: "È passato abbastanza tempo per poterne parlare. Non mi interessava Charlie Kirk e non mi garba Donald Trump. Ma il punto è un altro: si parla di Kirk per fare..."
categories:
  - "Opinioni ed editoriali"
tags:
  - "Islam"
  - "Italia"
  - "USA"
word_count: 987
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# Lezione di indignazione contemporanea. Kirk, Trump e l’imam

*È passato abbastanza tempo per poterne parlare.*
*Non mi interessava Charlie Kirk e non mi garba Donald Trump. Ma il punto è un altro: si parla di Kirk per fare il processo a Trump. Lui è il bersaglio vero. Ricompongo i fili.*

*Kirk è un prodotto d’esportazione difficile da tradurre. Troppo americano per riguardarci: parlava ai giovani da giovane, usava l’inglese dei campus e dei talk radio, e metà del coro che oggi lo giudica non capisce davvero la lingua in cui pensava. Ci si affidava ai mediatori — i cattivi maestri della comunicazione — che confezionavano la versione digeribile per l’industria dell’indignazione.*

*La sua tecnica era retorica pronta, tagliente. Sceglieva avversari sbrindellati e li metteva all’angolo su Dio, patria, famiglia: uno Sgarbi a stelle e strisce, più giovane e più educato, di fronte al sinistro nostrano, cresciuto a smartphone e senza avere mai letto un solo romanzo russo dell’Ottocento. Era uno show: la scena contava quanto l’argomento.*

*I contenuti erano lineari, senza veli. Famiglia: uomo, donna, figli, la grammatica elementare del suo tradizionalismo. Quello che a mio padre sarebbe parso ovvio oggi suona come offesa. Identità: se uno si dichiara Napoleone o cavallo, serve un medico. Una semplificazione brutale, certo, ma coerente con la sua linea. Immigrazione: “vuoi lavorare in America? Ti serve un permesso. Altrimenti, alla porta.” Regola e soglia: l’ordine prima dell’inclusione. Con i giovani che gli dichiaravano di essere gay e conservatori era diretto: lieto che fossero conservatori, indifferente a ciò che facessero in camera da letto, ma pronto a giudicare l’omosessualità una scelta discutibile se sollecitato. Più netto ancora sul pensiero della promozione del cambio di sesso all’interno delle scuole: «È peccato mortale per l’uomo trascendere la natura ed eleggersi a Dio.» *

*Su un altro fronte se la prendeva con l’islam, ridotto alla sua caricatura: chierici al comando, donne recluse, comunità intere piegate al dogma. Non ci vedeva alcuna possibilità di sintesi con i valori dell’Occidente: libertà individuale da una parte, sottomissione dall’altra. Parlava per contrasti assoluti, senza mediazioni, e proprio lì la sua retorica funzionava meglio. Non cercava dialogo né sfumature: costruiva un muro, diceva “noi” e “loro” e invitava a scegliere il lato del confine.*

*E poi c’è questa nostra strana asimmetria domestica. Oggi un pezzo d’Italia si mobilita in favore di un imam di Torino, tale Shahin, che non ha esitato a manifestare la propria vicinanza e partecipazione a Hamas, un’organizzazione terroristica secondo la legislazione italiana ed europea. Non solo: ha praticamente definito [le stragi del 7 ottobre come un “atto di resistenza”](https://www.osservatorioantisemitismo.it/articoli/stefano-parisi-commenta-lespulsione-di-un-imam-islamista-di-torino/), una formula che in qualunque democrazia liberale solleverebbe più di una domanda morale prima ancora che giudiziaria. Eppure attorno a lui si è costruito un piccolo altare civile: firme, appelli, prese di posizione indignate, e persino [Amnesty International che ne fa una campagna](https://www.amnesty.it/stop-allespulsione-di-mohamed-shahin-verso-legitto/), sostenendo che la sua possibile espulsione verso l’Egitto sarebbe un inaccettabile reato d’opinione. Laggiù pare lo considerano un uomo pericoloso affiliato ai movimenti della galassia estremista dei fratelli musulmani. *

*Non ho verità in tasca, ma sento la stonatura. *

*Kirk, con tutta la sua brutalità retorica, diceva ciò che pensava: senza infingimenti, senza coperte ideologiche, senza ambiguità e senza approvare alcuna violenza. *

*Shahin è un’altra cosa, di un altro ordine — eppure indignano più le parole di un polemista americano che le giustificazioni di chi minimizza o benedice massacri. È questa sproporzione, questo rovesciamento di pesi, che non riesco a spiegarmi.*

*A quel punto scattavano i bollini. Indecente, seminatore d’odio, controverso. Il dibattito saltava e restava il rito: si diceva “se l’è cercata”. La piattaforma diventava tribunale e la sentenza era un hashtag. Anche il non detto scivolava al peggio: più che confutarlo, lo si voleva liquidare.*

*In mezzo stava la traduzione interessata: non si ascoltavano le parole, si ascoltava ciò che confermava la trama. Kirk parlava e altri riscrivevano. Il pubblico non leggeva: scorreva. Era così che il dettaglio diventava titolo, la sfumatura spariva, e il marchingegno dell’oltraggio girava da solo.*

*Ed eccoci al bersaglio vero. Si pronunciava “Kirk”, ma in controluce si vedeva “Trump”. La polemica era metonimica: ridurre la complessità del trumpismo al volto di un agitatore giovane, dove era più facile colpire. Ci si allenava sul proxy per vibrare il colpo al totem.*

*Io non vorrei Trump alla Casa Bianca. Ma nemmeno nel mirino delle fantasie più nere. Il mio finale è dimesso, quasi borghese: Trump a Mar-a-Lago, sul green, con Melania e i nipoti. Una cartolina inoffensiva invece del monumento o del martirio. Un modo per disinnescare il dispositivo: togliere al personaggio la scena che lo alimenta. Le azioni legali di Trump contro i procuratori che lo indagarono mostrano la stoltezza dell’uomo più che l’ambizione cesarea di un crapulone di ottant'anni.*

*Io alla Casa Bianca avrei voluto un conservatore tradizionale, con radici più solide e meno istrioniche, rispettoso della divisione dei poteri. Un'uomo come McCain, se il tempo glielo avesse concesso, capace di parlare di valori americani in modo inclusivo e non caricaturale, con i piedi piantati nella terra del suo Texas e dentro un patriottismo che non ha bisogno di show per essere credibile. È quella la destra che potrebbe ancora dialogare con il resto del mondo e riconoscere gli alleati, senza trasformare ogni tema in un duello da arena mediatica o contrattazione da bazar. *

*Si parla di Kirk perché è un catalizzatore facile: giovane, mediatico, polarizzante. Si descrive ciò che diceva: famiglia tradizionale, identità rigidamente definita, immigrazione regolata, islam incompatibile. Ma l’obiettivo è Trump: l’ossessione collettiva che usa comparse per tenere accesa la fiamma. In mezzo, la fabbrica dell’indignazione traduce, ingigantisce, incolla etichette e chiama giustizia ciò che è solo appetito di folla.*

*Non mi interessava Kirk, e non mi garba Trump. Ma rimetto insieme i pezzi e vedo la scena per quello che è: un teatro dove si monta un caso per colpirne un altro. *

*E, quanto all’imam di Torino Shahin faccia ritorno al suo paese. *

*Il suo ... ribadisco.*

*Il resto è rumore. *

6 dicembre
![](http://www.altriorienti.com/wp-content/uploads/2025/10/Kirk_Trump_Ace_Spade_Heart-300x225.jpg)