Un amico cinese, con la calma di chi tratta container carichi di stoffe o bulloni, mi rivela che un suo parente lavora in un settore che da noi suscita più risatine che investimenti: produce bambole artificiali con intelligenza artificiale. Non più gonfiabili da fiera, ma creature complesse, di metallo e silicone, con pelle morbida, occhi che seguono, voce che risponde e carattere modellato sul cliente.
Le dogane italiane, all’inizio, non sapevano come etichettarle: giocattoli per adulti? dispositivi elettronici? manichini antropomorfi? Ogni definizione apriva o chiudeva un mondo di dazi, permessi, sospetti morali. Poi, un giorno, arriva la svolta: “Tutto risolto. Le bambole passeranno. Ho l’esclusiva per l’Italia. Qui si farà un sacco di soldi.”
Dietro questa superficialità di chiacchiere c’è un mercato che corre veloce. In Cina, le sex doll tradizionali toccheranno i tredici miliardi di dollari entro il 2031, mentre quelle con intelligenza artificiale sfioreranno il miliardo grandviewresearch.com. Una crescita annua del 30%, alimentata da un trionfo di plastiche complesse e da una solitudine che si organizza. La causa? Troppe aspettative, troppi uomini e poche donne, eredità cinica della politica del figlio unico. I cinesi non filosofeggiano: si ingegnano. Noi ridiamo. Ma poi scopriamo che da noi le donne ci sfuggono, il porno online ci ha logorato, e la vera fuga non è più dal matrimonio, ma dal percorso sterile del porno verso il robot erotico. Una “compagna artificiale” non litiga, non giudica, non scappa: testimonianza perfetta della solitudine contemporanea. Ma cos’altro poteva essere?
Mi viene in mente la storia di Max, un vecchio amico che lavorava di notte nei locali. Una sera, dopo aver bevuto troppo, decise di portarsi a spasso la sua bambola gonfiabile, seduta sul lato passeggero dell’auto, con le gambe di plastica che sporgevano dal finestrino. Lo fermarono i carabinieri, allibiti. Qualcuno ipotizzò persino “atti osceni in luogo pubblico”. Alla fine se la cavò con il ritiro della patente per guida in stato d’ebbrezza. Grottesco e sciocchino, ma profondamente italiano: persino una bambola di plastica poteva diventare scandalo morale, barzelletta di paese e caso da caserma.
Oggi non è più tempo di burle. I container cinesi sono pronti a sbarcare. E possiamo già immaginare lo spettacolo: showroom discreti a Milano, tra una galleria d’arte contemporanea e un concept store di design; fiere a Rimini con stand patinati che promettono “la nuova intimità”; pubblicità a rate: “Caterina ti aspetta, anche in ventiquattro comode mensilità.” E subito le prime reazioni indignate: la Chiesa che parla di “attacco alla dignità umana”, i giornali scandalistici che titolano “L’amore in saldo al supermercato”, qualche politico che propone il bollino rosso, come un tempo per i film vietati ai minori e poi le femministe, non riesco ad immaginare cosa diranno dell’amor sintetico.
In realtà, più che scandalo, sarà costume. Nessuno obbligherà nessuno, ma molti ci proveranno. C’è chi la esibirà con orgoglio in salotto, come un oggetto di design. Chi la terrà nascosta in camera da letto, con la discrezione di una doppia vita. E chi, con disarmante candore, la presenterà agli amici come “compagna virtuale”.
Eppure, quel futuro lo avevamo già visto. Era Rachel in Blade Runner, Sean Young con impermeabile beige, replicante enigmatica che seduceva Harrison Ford. Ed era Caterina di Alberto Sordi, colf robotica, devota, perfetta, ma gelosa. Due profezie diverse e identiche: la femme fatale che incanta, la colf silenziosa che rassicura. Domani, ognuno sceglierà la sua. Caterina 2.0 sarà aguzzina o governante, replicante o badante. Tutto a listino.
E qui torna inevitabile lui, Alberto Sordi: profeta sì, ma anche misantropo, a tratti misogino. Scapolone d’oro del cinema italiano, mai sposato, che in certe battute rivelava una concezione della donna talvolta feroce, talvolta grottescamente surreale. Celebre la barzelletta del gorilla, raccontata con gusto feroce: la donna come mistero feroce ed avido, la solitudine come destino inevitabile. Oggi potete rivederla online — grazie alle tecnologie moderne — e scoprire la sua filosofia spiccia.
Alberto Sordi aveva avuto ragione una volta in più, intuendo prima di tutti che la modernità non era conquista dello spazio, ma fuga dalla relazione. La commedia all’italiana diventa profezia. Perché Sordi aveva già intuito che il vero futuro non era nella conquista di nuovi mondi, ma nella ritirata strategica dal mondo delle relazioni (umane).
15 ottobre






