La notizia arriva dai cieli d’Ucraina, attraverso i rapporti dell’intelligence e i rottami raccolti nei campi: un nuovo drone russo, abbattuto, con all’interno due modem LTE, telecamera, sistemi di navigazione resistenti alle contromisure. Non un prodotto di alta ingegneria nazionale, ma un mosaico di componenti provenienti da ogni angolo del mondo: microchip americani, giroscopi giapponesi, controllori svizzeri, oscillatori taiwanesi, e soprattutto una pletora di moduli cinesi.
Un bricolage planetario, montato alla rinfusa e lanciato in battaglia. La guerra del 2025 non mostra più la potenza industriale degli Stati, ma la dipendenza da una supply chain globale, la stessa che fornisce smartphone e frigoriferi. Una globalizzazione da discount, smontata tra le macerie.
È la farsa del nostro tempo.
Moravia avrebbe detto che la guerra, come il sesso, è ormai ridotta a consumo e noia, senza passioni né ideali.
Terzani ci avrebbe visto l’ennesima illusione del progresso: la tecnologia che non libera, ma incatena.
Naipaul l’avrebbe liquidata con il suo cinismo: non c’è destino storico, solo il fallimento di popoli che comprano la propria rovina a rate.
Gli Stati spendono. Spendono come mendicanti con la carta di credito, la Russia sfiora il dieci per cento del Pil in questa liturgia del consumo coatto. Non più fabbriche d’armi, ma un centro commerciale globale della distruzione. L’epica si dissolve in fattura doganale ad altri che paiono ancora più miserabili dai coreani del nord agli iraniani.
Perfino gli Stati Uniti confessano il ritardo. Non temono la sconfitta, temono l’obsolescenza. Non l’eroismo, ma la latenza. E l’incubo più grande è morire con un drone 5G.
La guerra diventa esperienza d’acquisto: si combatte con il prossimo container di chip, non per la prossima città. L’atto bellico non è più un gesto, ma una transazione. E la violenza, privata ormai di ogni retorica, si rivela per quello che è: un Black Friday permanente, un’economia della morte aggiornata in tempo reale.
Siamo senza energie. Non saremo eroi, non martiri, solo consumatori e prossimi de cuius.
28 ottobre
