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title: "Nota sulla falsificazione morale della piazza – riflessione seconda"
url: https://www.altriorienti.com/nota-sulla-falsificazione-morale-della-piazza-riflessione-seconda/
date: 2025-10-13
modified: 2025-10-13
author: "Leone Battisti Alberti"
description: "La verità è diventata una vertigine, una zona instabile che spaventa. La parte, invece, offre calore, appartenenza, senso immediato. Così l’uomo del nostro tempo non discute più per capire, ma..."
categories:
  - "Opinioni ed editoriali"
tags:
  - "Italia"
word_count: 240
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# Nota sulla falsificazione morale della piazza – riflessione seconda

*La verità è diventata una vertigine, una zona instabile che spaventa. La parte, invece, offre calore, appartenenza, senso immediato.*

*Così l’uomo del nostro tempo non discute più per capire, ma per schierarsi.*

*Ogni causa diventa un rifugio morale, ogni ingiustizia un pretesto per espiare la propria.*

*L’unilateralismo pro-palestinese e maomettano è solo un esempio, il più emblematico forse, di questa postura del secolo: una fede senza Dio, una religione civile che sostituisce la colpa con la compassione e la compassione con il rancore.*

*Non è più questione di capire un popolo, ma di tradire il proprio.*

*Non per odio, ma per stanchezza.*

*Per il desiderio di sentirsi dalla parte giusta, anche solo per un istante.*

*Il contemporaneo, così, non combatte per la giustizia ma per il proprio equilibrio interiore; non sogna una pace reale, ma una pace estetica, fatta di slogan e indignazioni rituali.*

*Il pro-palestinese e maomettano non crede in Maometto, ma nella funzione purificatrice dell’Altro: l’idea che l’altro, il lontano, il non occidentale, possa redimere la storia che noi abbiamo corrotto.*

*È questo, forse, il vero obiettivo del contemporaneo: non cambiare il mondo, ma cambiare colpe.*

*Liberarsi della propria, adottandone una più esotica, più tragica, più fotogenica.*

*Non è politica, né morale. È estetica della colpa.*

*E in questa estetica, il contemporaneo trova finalmente ciò che gli mancava: una forma di fede. Così il contemporaneo non crede più in nulla, ma vuole credere d’aver creduto.*

*13 ottobre*

 

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