“Termopili” di Konstantinos Kavafis

 

Onore a quelli che nella loro vita
decisero di presidiare le Termopili.
Mai mancando al dovere:
giusti e retti in tutte le loro azioni,
ma con pietà, e con misericordia:
valorosi se ricchi, e se poveri
non certo meno arditi,
danno il loro contributo, per quel che possono:
dicendo sempre il vero, senza odio
nei confronti dei mentitori.

E ancora più onore gli è dovuto
se prevedono (e molti lo prevedono)
che alla fine arriverà Efialte
e i persiani, alla fine, passeranno.

Onore a quelli che nella loro vita / decisero di presidiare le Termopili.

Così scriveva Konstantinos Kavafis,
con la sobria voce dell’uomo che sa.
Non canta gli eroi, ma chi resta fedele al proprio principio,
sapendo che non ci sarà gloria,
che alla fine Efialte arriverà,
e i persiani passeranno.

Ma oggi, la fine non è scritta.
La morte non è certa.
E la battaglia non è già persa.

Presidiamo le nuove Termopili
non per morire con eleganza,
ma per vivere con libertà.

Siamo in piedi.
E il nostro compito non è eleggere la sconfitta,
ma scegliere ancora.
Dire “io”, quando il mondo ci vorrebbe folla.

Le nuove Termopili sono ovunque:
tra le barricate morali di Tel Aviv,
nelle strade ribelli di Mashhad,
nei silenzi sorvegliati di Shenzhen,
nelle case dove si scrivono ancora libri,
nelle scuole dove si insegna ancora a pensare.

Non è più solo Persia.
Non è solo Teheran.

È un Oriente diffuso, che ha superato i confini geografici
e si è fatto modello di civiltà totalizzante.

Un Oriente che non tollera la frattura dell’io,
che teme il dissenso,
che preferisce l’ordine all’ambiguità,
la disciplina alla parola,
la stabilità alla verità.

È la Cina imperiale del XXI secolo,
che ha fatto del controllo un destino,
del collettivo un assoluto,
del cittadino un dato.

È il Partito che sorride senza volto,
la società armoniosa che punisce chi stona.

È la fusione dell’individuo nel calcolo.

Ed è ancora Efialte che ci minaccia.
Non come persona, ma come tentazione universale.

Efialte è il pensiero unico,
la religione che diventa codice penale,
la giustizia che rinuncia alla pietà,
la tecnologia che sorveglia invece di liberare.

Efialte è ovunque l’uomo si piega a una Verità totale.

Kavafis lo sa. Non lo condanna.
“E molti lo prevedono.”
Perché anche l’Occidente –
quando dimentica il suo fondamento,
quando scambia sicurezza per libertà,
quando smette di insegnare il dubbio –
genera i suoi Efialti.

Sono i tecnocrati senz’anima,
i moralisti compulsivi,
i cinici travestiti da profeti.

E no, non c’è nulla di salvifico nei nuovi barbari.
Non vengono a liberarci dalle nostre ipocrisie,
ma a imporci la loro verità rigida, senza pietà né ironia.
Non portano il fuoco vitale della distruzione,
ma l’ordine glaciale dell’obbedienza.

Non urlano:
sussurrano regole, trasmettono dati, tracciano comportamenti.

Il barbaro oggi viene da Oriente,
e non ha più il volto selvaggio della steppa:
ha lo sguardo di chi calcola,
la voce neutra dell’algoritmo,
la pazienza secolare della civiltà che attende.

È un barbaro che non distrugge la città,
ma la trasforma in prigione senza sbarre,
dove tutto è controllato, tracciato, previsto.

Non impone la morte, ma nega la scelta.

E così la vita svanisce comunque,
perché dove non si può essere altro,
non si è più nessuno.

Oggi il mondo è diviso da due visioni irriducibili.

Da un lato l’Occidente –
non quello imperiale, ma quello fragile, critico,
quello che crede ancora nella persona come fine, non mezzo.

Dall’altro un Oriente che si è fatto codice,
dove l’uomo non è un io, ma una funzione.
Dove la Storia è già scritta,
e l’ordine è più importante della libertà.

Tra queste due visioni,
Israele e Iran sono la nuova Termopili:
una nazione spezzata e democratica
contro un impero teocratico che sogna il Giorno del Giudizio.

Ma più in là, la Cina guarda, sorveglia, calcola.
Non ha bisogno di invadere.
Le basta aspettare che il mondo si stanchi della libertà
e chieda ordine.

E allora Kavafis ci parla ancora:
da che parte stai, quando sai che potresti perdere?

E noi rispondiamo:
stiamo dalla parte della complessità,
del dubbio, del diritto a sbagliare,
della parola pronunciata senza paura.

Non vogliamo vincere con la forza.
Vogliamo vivere con dignità.

Presidiamo perché esistere liberamente
è più difficile che combattere.
E perché morire non è l’unico modo di restare fedeli.

Onore a chi resiste.
Ma gloria a chi non si dissolve.
A chi non si fonde.
A chi resta uno.

16 giugno

Jacques-Louis David, Leonida alle Termopili, 1814/ Fonte: Wikimedia Commons.

©2026 - Altriorienti - Accesso amministratori - Questo sito non raccoglie informazioni personali e non usa cookies

Log in with your credentials

Forgot your details?