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title: "Oltre le Termopili e la Persia – contro l’Oriente diffuso"
url: https://www.altriorienti.com/oltre-le-termopili-e-la-persia-contro-loriente-diffuso/
date: 2025-06-16
modified: 2025-06-16
author: "Leone Battisti Alberti"
description: "“Termopili” di Konstantinos Kavafis   Onore a quelli che nella loro vita decisero di presidiare le Termopili. Mai mancando al dovere: giusti e retti in tutte le loro azioni, ma..."
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  - "Opinioni ed editoriali"
tags:
  - "egemonia"
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# Oltre le Termopili e la Persia – contro l’Oriente diffuso

> **“Termopili” di Konstantinos Kavafis**
>
>  
>
> *Onore a quelli che nella loro vita*
> *decisero di presidiare le Termopili.*
> *Mai mancando al dovere:*
> *giusti e retti in tutte le loro azioni,*
> *ma con pietà, e con misericordia:*
> *valorosi se ricchi, e se poveri*
> *non certo meno arditi,*
> *danno il loro contributo, per quel che possono:*
> *dicendo sempre il vero, senza odio*
> *nei confronti dei mentitori.*
>
> *E ancora più onore gli è dovuto*
> *se prevedono (e molti lo prevedono)*
> *che alla fine arriverà Efialte*
> *e i persiani, alla fine, passeranno.*
***Onore a quelli che nella loro vita / decisero di presidiare le Termopili.***

*Così scriveva Konstantinos Kavafis,*
*con la sobria voce dell’uomo che sa.*
*Non canta gli eroi, ma chi resta fedele al proprio principio,*
*sapendo che non ci sarà gloria,*
*che alla fine Efialte arriverà,*
*e i persiani passeranno.*

*Ma oggi, la fine non è scritta.*
*La morte non è certa.*
*E la battaglia non è già persa.*

*Presidiamo le nuove Termopili*
*non per morire con eleganza,*
*ma per vivere con libertà.*

*Siamo in piedi.*
*E il nostro compito non è eleggere la sconfitta,*
*ma scegliere ancora.*
*Dire “io”, quando il mondo ci vorrebbe folla. *

*Le nuove Termopili sono ovunque:*
*tra le barricate morali di Tel Aviv,*
*nelle strade ribelli di Mashhad,*
*nei silenzi sorvegliati di Shenzhen,*
*nelle case dove si scrivono ancora libri,*
*nelle scuole dove si insegna ancora a pensare.*

*Non è più solo Persia.*
*Non è solo Teheran.*

*È un Oriente diffuso, che ha superato i confini geografici*
*e si è fatto modello di civiltà totalizzante.*

*Un Oriente che non tollera la frattura dell’io,*
*che teme il dissenso,*
*che preferisce l’ordine all’ambiguità,*
*la disciplina alla parola,*
*la stabilità alla verità.*

*È la Cina imperiale del XXI secolo,*
*che ha fatto del controllo un destino,*
*del collettivo un assoluto,*
*del cittadino un dato.*

*È il Partito che sorride senza volto,*
*la società armoniosa che punisce chi stona.*

*È la fusione dell’individuo nel calcolo.*

*Ed è ancora Efialte che ci minaccia.*
*Non come persona, ma come tentazione universale.*

*Efialte è il pensiero unico,*
*la religione che diventa codice penale,*
*la giustizia che rinuncia alla pietà,*
*la tecnologia che sorveglia invece di liberare.*

*Efialte è ovunque l’uomo si piega a una Verità totale.*

*Kavafis lo sa. Non lo condanna.*
*“E molti lo prevedono.”*
*Perché anche l’Occidente –*
*quando dimentica il suo fondamento,*
*quando scambia sicurezza per libertà,*
*quando smette di insegnare il dubbio –*
*genera i suoi Efialti.*

*Sono i tecnocrati senz’anima,*
*i moralisti compulsivi,*
*i cinici travestiti da profeti.*

*E no, non c'è nulla di salvifico nei nuovi barbari.*
*Non vengono a liberarci dalle nostre ipocrisie,*
*ma a imporci la loro verità rigida, senza pietà né ironia.*
*Non portano il fuoco vitale della distruzione,*
*ma l’ordine glaciale dell’obbedienza.*

*Non urlano:*
*sussurrano regole, trasmettono dati, tracciano comportamenti.*

*Il barbaro oggi viene da Oriente,*
*e non ha più il volto selvaggio della steppa:*
*ha lo sguardo di chi calcola,*
*la voce neutra dell’algoritmo,*
*la pazienza secolare della civiltà che attende.*

*È un barbaro che non distrugge la città,*
*ma la trasforma in prigione senza sbarre,*
*dove tutto è controllato, tracciato, previsto.*

*Non impone la morte, ma nega la scelta.*

*E così la vita svanisce comunque,*
*perché dove non si può essere altro,*
*non si è più nessuno.*

*Oggi il mondo è diviso da due visioni irriducibili.*

*Da un lato l’Occidente –*
*non quello imperiale, ma quello fragile, critico,*
*quello che crede ancora nella persona come fine, non mezzo.*

*Dall’altro un Oriente che si è fatto codice,*
*dove l’uomo non è un io, ma una funzione.*
*Dove la Storia è già scritta,*
*e l’ordine è più importante della libertà.*

*Tra queste due visioni,*
*Israele e Iran sono la nuova Termopili:*
*una nazione spezzata e democratica*
*contro un impero teocratico che sogna il Giorno del Giudizio.*

*Ma più in là, la Cina guarda, sorveglia, calcola.*
*Non ha bisogno di invadere.*
*Le basta aspettare che il mondo si stanchi della libertà*
*e chieda ordine.*

*E allora Kavafis ci parla ancora:*
*da che parte stai, quando sai che potresti perdere?*

*E noi rispondiamo:*
*stiamo dalla parte della complessità,*
*del dubbio, del diritto a sbagliare,*
*della parola pronunciata senza paura.*

*Non vogliamo vincere con la forza.*
*Vogliamo vivere con dignità.*

*Presidiamo perché esistere liberamente*
*è più difficile che combattere.*
*E perché morire non è l’unico modo di restare fedeli.*

*Onore a chi resiste.*
*Ma gloria a chi non si dissolve.*
*A chi non si fonde.*
*A chi resta uno.*

16 giugno

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Jacques-Louis David, *Leonida alle Termopili*, 1814/ Fonte: Wikimedia Commons.