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title: "Open source cinese. Accettare caramelle dagli sconosciuti?"
url: https://www.altriorienti.com/open-source-cinese-accettare-caramelle-dagli-sconosciuti/
date: 2025-07-26
modified: 2025-07-27
author: "Leone Battisti Alberti"
description: "Accettare caramelle dagli sconosciuti era una delle prime cose che ci veniva insegnata a non fare. Un ammonimento gentile, quasi fiabesco. Un modo per dire che dietro la gratuità si..."
categories:
  - "Geopolitica"
  - "Paesi"
tags:
  - "Cina"
  - "egemonia"
  - "New World order"
  - "tecnologia"
word_count: 1041
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# Open source cinese. Accettare caramelle dagli sconosciuti?

*Accettare caramelle dagli sconosciuti era una delle prime cose che ci veniva insegnata a non fare. **Un ammonimento gentile, quasi fiabesco. Un modo per dire che dietro la gratuità si nasconde sempre una trama invisibile. Non tutto ciò che è offerto è innocente. Non tutto ciò che è libero è neutro. Non tutto ciò che è dolce è privo di retrogusto.*

*Oggi, quella raccomandazione infantile suona sorprendentemente attuale. **Perché nel 2025, le caramelle gratuite arrivano da Pechino. **E sono fatte di codice.*

*Tutto parte da un articolo pubblicato da The Economist il 17 giugno 2025: “[Why China is giving away its tech for free](https://www.economist.com/business/2025/06/17/why-china-is-giving-away-its-tech-for-free)”. Un titolo secco, ma già denso di paradosso. **Secondo il settimanale britannico, le grandi aziende tecnologiche cinesi — Huawei, Alibaba, Baidu, Tencent — non copiano più, come si raccontava in passato. Ora regalano. **Regalano modelli di intelligenza artificiale, sistemi operativi, architetture per chip RISC-V, strumenti per lo sviluppo. Tutto open. Tutto accessibile. Tutto gratuito.*

*Il gesto, in apparenza, sembra generoso. Disinteressato, perfino illuminato. **Ma nel dono si nasconde una strategia: non si tratta più di conquistare, ma di essere adottati. **Il codice offerto in open source diventa lingua franca, ambiente, standard implicito. **E quando uno strumento è efficiente, documentato, potente e gratuito, si impone per inerzia. Lo si sceglie per necessità, non per affinità. Lo si integra perché è lì, pronto. Funziona. **Così si costruiscono le nuove dipendenze. **Non commerciali, ma tecnologiche. **Non giuridiche, ma semantiche. **Chi sviluppa dentro un framework — anche libero — finisce per pensare come quel framework impone. E chi disegna il framework, detta il futuro.*

*È l’egemonia gentile, silenziosa, priva di imposizioni esplicite. **Un potere che non si annuncia, si insinua. **Un dono che non vincola legalmente, ma culturalmente. **E proprio perché gratuito, quel codice è più difficile da rifiutare. **L’Occidente, che per decenni ha difeso il copyright come sacro, oggi si ritrova a lavorare su strumenti disegnati da altri, spesso con licenza aperta.  L’efficienza non si discute, e la convenienza è immediata. Il sospetto si accantona. La domanda si dissolve.*

*Non si tratta più di copiare. **La Cina ha superato quel paradigma. **Ora scrive e dona. **E così, senza apparente violenza, diventa la piattaforma.*

*Sì, ci si può interrogare sulla presenza di backdoor. **Sì, si possono sollevare dubbi sulla sicurezza. **Ma sono domande di superficie. La vera domanda, quella che brucia, è più profonda, più semplice, più antica: **accettiamo caramelle dagli sconosciuti?*

*La risposta, in fondo, è sì. **Perché lo facciamo da anni. **E perché ci siamo educati, fin dai primi giorni dell’era digitale, a credere nel mito del gratuito. **Internet stessa è nata su quel mito.*
*Il software doveva essere libero. **Il sapere, condiviso. **La cultura, accessibile. **Siamo cresciuti tra Napster e Linux, tra Wikipedia e Firefox, tra mailing list e remix. **Era l’utopia dei lotus eaters digitali: tutto per tutti, senza prezzo. **Il “for free” era un principio, una bandiera, un’identità.*

*Ma quella stagione si è incrinata. **Il gratuito è diventato il linguaggio opaco della monetizzazione. **I dati, la pubblicità, la profilazione. Il tempo speso come valuta.*
*La sorveglianza, la dipendenza. **Il dono si è rivelato contratto.*

*E ora, nel 2025, la gratuità ritorna. **Non come utopia. Ma come forma di influenza globale.*

*La Cina non esporta solo software. **Esporta una visione dell’ordine tecnico, dove il dono è leva di potere, e l’apertura è uno spazio d’ingresso. **Una civiltà che ha sempre considerato la conoscenza come bene comune — nella tradizione confuciana, come nel pragmatismo maoista — oggi riappropria l’open source come gesto strategico. **E lo fa con tale eleganza da disarmare anche i sospettosi.*

*Due esempi, per cominciare: *

#### DeepSeek-V2

*All’inizio sembrava solo un altro modello linguistico. Lo hanno chiamato DeepSeek-V2.*
*Un transformer multilingue, dalle performance impressionanti, rilasciato su GitHub con licenza MIT. **Il suo download pesa poco più di 20 GB e può essere eseguito su una singola GPU. Nessuna richiesta di pagamento, né accessi controllati.*

*È gratuito. Funziona. Scrive codice, genera testi, traduce, risponde.*

*Ma il dataset con cui è stato addestrato non è disponibile. **Le linee guida etiche sono opache.*
*L’origine dei dati — dai testi legali ai contenuti culturali — non viene dichiarata. **Chi lo integra nella propria applicazione sta costruendo una catena semantica su fondamenta ignote.*
*Eppure, centinaia di sviluppatori l’hanno adottato. Alcuni ci stanno costruendo prodotti. Altri — persino in Europa — lo stanno usando nei prototipi scolastici. **Perché è lì. E perché funziona.*

#### OpenHarmony

*Huawei, dopo il bando americano, ha trasformato la sua esclusione da Android in un’arma lunga. **Ha creato OpenHarmony, un sistema operativo open source, modulare, scalabile, per l’Internet delle cose. **Frigoriferi, smart TV, sensori, auto, macchine utensili. Tutto può girare su OpenHarmony.*

*Nel 2025, il sistema è già stato adottato da governi africani, piccole aziende latinoamericane, startup nel Sud-est asiatico, in cerca di alternative a Google. **Non ci sono licenze da pagare. Non c’è tracciamento — almeno, non dichiarato. **Ma il cuore del sistema, la compatibilità, la sua evoluzione futura, restano in mano al nucleo centrale cinese. **Chi oggi costruisce sopra OpenHarmony, domani dipenderà da esso. **E forse, anche da chi lo controlla.*

*Le startup africane scaricano modelli cinesi per necessità, le università europee li integrano per aggiornarsi, e gli sviluppatori freelance li testano per curiosità, la nuova piattaforma avanza. **Silenziosa. Gratuita. Utile.*

*E la domanda, che sembrava retorica, torna a bruciare: **accettiamo caramelle dagli sconosciuti? **Sì. Lo facciamo già. **E forse, oggi, non sapremmo più nemmeno riconoscere chi è davvero sconosciuto.*

**Post scriptum**

*Certo, resta la questione delle backdoor. Alcuni esperti segnalano che anche il software open source può contenere vulnerabilità intenzionali, oppure diventare veicolo di controllo indiretto tramite aggiornamenti, dipendenze opache o pratiche di compilazione poco trasparenti. Altri, al contrario, sottolineano come la natura aperta del codice renda più difficile l’inserimento di porte nascoste rispetto ai sistemi proprietari. Ma la verità è che la complessità dei modelli contemporanei, soprattutto nell’intelligenza artificiale, rende ogni certezza sfuggente. Non tutto è auditabile. Non tutto è replicabile. E perfino chi verifica, spesso, lo fa con strumenti forniti dallo stesso ecosistema che dovrebbe ispezionare. Per questo ringraziamo Giacomo — un nostro amico, prima che un tecnico e ingegnere informatico — non per le risposte che non possiamo avere, ma per le domande che ha saputo porre. Perché sono proprio quelle domande a restare. Anche quando il codice sembra funzionare.*

26 luglio

![](https://www.altriorienti.com/wp-content/uploads/2025/07/caramelle-300x200.jpg)