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title: "Samizdat Trumpini … ops … Rampini"
url: https://www.altriorienti.com/samizdat-trumpini-ops-rampini/
date: 2025-07-16
modified: 2025-07-17
author: "Leone Battisti Alberti"
description: "Questo è Samizdat! Avete notato? Al Corriere della Sera sembra abbiano deciso che Trump è troppo interessante per essere archiviato, ed ecco l'articolo:“Trump «senza precedenti»? Per prevedere le sue mosse..."
categories:
  - "Opinioni ed editoriali"
tags:
  - "Italia"
  - "USA"
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# Samizdat Trumpini … ops … Rampini

***Questo è Samizdat!***
*Avete notato? Al Corriere della Sera sembra abbiano deciso che Trump è troppo interessante per essere archiviato, ed ecco l'articolo:*
***“[Trump «senza precedenti»? Per prevedere le sue mosse basta studiare Nixon. Lo spiega un grande storico](https://www.corriere.it/oriente-occidente-federico-rampini/25_maggio_11/trump-nixon-confronto-d7ca0c7a-391f-4abd-a669-7c53397d5xlk.shtml)”**,*
*di Federico Speichellecker Rampini.*

*Troppo potente per essere ignorato. Troppo utile per essere odiato senza riserve.*

*E allora eccoli lì, gli editoriali del nuovo corso: intelligenti quel tanto che basta da sembrare sofisticati, ma sempre pronti a trovare un appiglio, una giustificazione, un parallelo stiracchiato — Nixon, le crypto, i mercati, persino l’ombra di Kissinger che aleggia tra le righe come un fantasma nobile di realpolitik.*

*Federico Rampini, che da tempo gioca a fare il giornalista dopo aver completato in sé tutta la rivoluzione che lo ha portato dall’essere comunista a granitico trumpiano, **ci serve su un piatto d’argento Niall Ferguson, accademico brillante ma da anni in caduta libera verso un sentimento reazionario.*
*Così Trump diventa Nixon. **Non un criminale seriale in perenne delirio di onnipotenza, **ma un grande solitario, un uomo solo al comando, **vittima dei suoi tempi. Un classico americano, insomma.*

*E se anche mentisse, lo avrebbe già fatto qualcun altro — quindi perché scandalizzarsi?*

*La verità è che questa non è analisi: è redazione aziendalista. **È il tentativo disperato di rientrare nel flusso delle cose che contano, **dove i soldi, i voti e i deliri si mescolano e si trasformano in potere. **E per farlo, bisogna trovare una narrativa nobile persino al caos.*

> *“Trump non è nuovo, è solo americano.”*
> *“Le sue crypto sono folli, ma geniali.”*
> *“Il suo protezionismo è rozzo, ma inevitabile.”*
*C’è sempre un ma, un tuttavia, una mano tesa al lettore borghese che, tutto sommato, a Trump non ci crede — ma non gli dispiacerebbe se vincesse.*

*È la stampa post-democratica: la stessa che ti dice “è tutto relativo”, mentre ti prepara il veleno in tazzina. Con un biscotto.*

*Così Rampini, il più elegante dei revisionisti liberali, sfodera Ferguson. **Non un idiota, ma peggio: uno storico di destra per rendere ogni crimine un “precedente storico”.*

*Trump? Come Nixon. Anzi meglio: **più rozzo, quindi più autentico. **E chi lo teme è solo un’élite isterica incapace di leggere il reale. **Applausi dalla redazione. **Il trucco è sottile: far passare il caos per ciclo, la disgregazione per evoluzione, l’autoritarismo per pragmatismo americano. **E mentre Trump si traveste da inevitabilità storica, **il Corriere fa da specchio complice.*

*Ogni follia diventa strategia. **Ogni farsa, geopolitica. **Le criptovalute? Visionarie. **Il protezionismo? Lucido. **L’assalto al Congresso? Uno scompenso sistemico, certo, ma contenibile. **Basta crederci. **Ma non è contenibile. È già uscito.*

*Trump non è Nixon. **Nixon temeva la stampa. Trump la domina. **Nixon aveva un piano segreto per il Vietnam. Trump ha pronto un piano segreto per l'Ucraina ed ha già pronto un tweet. **E voi, al Corriere, continuate a chiamarlo “fenomeno politico”.*

*Il Corriere della Sera non analizza Trump. **Lo lucida. Lo spolvera. Gli trova non solo dei precedenti, ma dei padri putativi. **E così Trump diventa Nixon,*
*e Ferguson — ormai ridotto a ghostwriter della nostalgia neocon — fa da garante. **Rampini raccoglie e rilancia come un PR del male minore.*

*Il risultato? *
*Un Trump nobilitato, spurgato, ripulito. **Non più una minaccia per la democrazia,  m**a un sintomo interessante. **Un caso da studiare. **Una possibilità da considerare. **Qui non c'è più giornalismo. **C'è il cinismo del vecchio liberalismo che ha perso il senso della storia. **È il Truman Show dell’@merica di oggi:*
*ogni delirio diventa dottrina, ogni sparata fiscale si tramuta in “vision”. **Le criptovalute? Geniali. **Il protezionismo? Incompreso ma coerente. **L’attacco all’ordine costituzionale? **Un modo come un altro per ridefinire le istituzioni.*

*Il Corriere oggi è questo.*

*Rampini? **Vorrebbe sedergli accanto su un aereo privato, ordinare un bourbon e dirgli:*

> *“Vede, Presidente, io la capisco. Anche noi europei abbiamo i nostri piccoli woke, i nostri giudici, vero?”*
*Non restano anticorpi. **Solo editorialisti che prendono appunti mentre il populismo gli svuota la cassa.*

*Trump non è Nixon. **È la fine del mondo in diretta. **E il Corriere, invece di urlarlo, lo sfoglia. **Il Corriere non è più un giornale. **Ci distraiamo un attimo. Guardiamo fuori dalla finestra. Passa un corvo, un’ambulanza, ci arriva una notifica del dentista, **e quando torniamo al Corriere — bam — Rampini ha già scritto un nuovo articolo in difesa di Trump.*

*Questa volta il titolo è:*
***“[Perfino la California si ‘trumpizza’? La svolta di Newsom](https://www.corriere.it/oriente-occidente-federico-rampini/25_maggio_14/perfino-la-california-si-trumpizza-la-svolta-di-newsom-3a402030-c8ac-4d65-9f54-80d6926cexlk.shtml)”** (14 maggio 2025).*

*Rampini ci spiega che Gavin Newsom, governatore della California e fino a ieri idolo progressista, starebbe adottando politiche sempre più simili a quelle di Trump: **tolleranza zero contro i senzatetto, tagli all’accoglienza degli immigrati irregolari, e protezionismo a sostegno di Hollywood. **Non una critica, attenzione: una constatazione compiaciuta. **Anzi, un segnale di “realismo politico”. **Come dire: anche i liberal veri, alla fine, capiscono Trump.*

*E noi? Niente, rimaniamo storditi. **Ci avevano detto che Newsom era l’anti-Trump. Che era l’opposto. Il futuro. **Ma ecco che Rampini lo piega al racconto del giorno, **lo inserisce nel flusso, **lo “trumpizza” per decreto editoriale. **Non ce la facciamo. Davvero. **È come inseguire una trottola su un pavimento inclinato. **L’uomo che fu agitprop comunista, **poi corrispondente amico dei salotti liberal, **poi fustigatore dei “radical chic”, **oggi firma pezzi in cui Trump è Nixon, **Newsom è Trump, **e tutto si tiene — basta raccontarlo nel modo giusto.*

*Un giorno è realismo, **un giorno è storia, **un giorno è Silicon Valley in chiave sovranista. **Ogni articolo una giravolta, ogni paragrafo un rebranding della realtà. **Il problema non è Trump. **Il problema è la retorica trasformista di chi scrive per giustificarlo — e per restare rilevante.*

*Noi volevamo solo leggere un giornale. **Ci ritroviamo a decifrare un oroscopo geopolitico firmato da un ex rivoluzionario in saldo. **E oggi? Miracolo economico.*

*3 luglio 2025**.** Ancora una volta Rampini. Ancora una volta il Corriere.*
*Titolo: **"[Il mistero glorioso dell’economia americana (che addirittura accelera)](https://www.corriere.it/oriente-occidente-federico-rampini/25_luglio_03/mistero-glorioso-economia-americana-cb2f6b22-defb-4aa4-b5c6-028be3d67xlk.shtml)"**.*

*La parola chiave? Glorioso. **Rampini è ormai passato dal commentare al celebrare. **L’economia americana cresce contro ogni previsione, e questo basta a farne un miracolo. **Poco importa che dietro ci sia un indebitamento fuori scala, una disuguaglianza strutturale, **una Fed che gioca con il fuoco e un dollaro che regge solo finché il mondo lo sopporta. **Rampini non analizza. Beatifica**. ****L’economia americana è resiliente, innovativa, brillante. **Ma soprattutto: incontrastata. **E quindi: da ammirare. Da invidiare. Da imitare, se possibile.*

*È l’ultimo stadio della torsione: **Dopo aver “trumpizzato” la politica, ora si “glorifica” anche il sistema. **Ogni dato macroeconomico diventa conferma di una visione — **non di una fragilità, ma di un destino.*

*L’economia americana accelera? E allora non ci resta che correre dietro. **Rampini scrive come se Trump avesse già vinto, **come se gli Stati Uniti avessero trovato nell’eccezionalismo la loro forma più pura — **anche se questa eccezionalità si basa sul debito, sulla disuguaglianza e sul culto del potere nudo.*

> *Potremmo dirlo, una volta per tutte:*
> *L’economia americana non è gloriosa.*
> *È intelligente, spregiudicata e drogata.*
> *Ha inventato un sistema che funziona finché gli altri ci credono.*
> *Ma non è detto che regga per sempre.*
*E chi lo celebra senza riserve, **forse, dovrebbe spiegare cosa accadrà quando la fiducia finirà, **e il dollaro tornerà a essere solo carta. **Negli stessi giorni in cui l’Atlanta Fed stima un +2,5% di crescita annua **e Wall Street batte l’ennesimo record, **il debito pubblico USA supera i 34.800 miliardi di dollari,*
*il Tesoro emette bond come se il futuro fosse un dettaglio trascurabile, **e la disuguaglianza sociale resta ai massimi da un secolo. **Non è un mistero. È un gioco. **E funziona solo perché il dollaro è ancora il perno del sistema mondiale.*

*Rampini parla di “resilienza” americana. **Ma dietro quella parola muscolare si nasconde il più classico dei trucchi: **lo Stato spende, e tanto.*

*In un Paese dove si invoca il mercato come oracolo, **il motore vero della crescita recente è pubblico: **sussidi verdi (Inflation Reduction Act), spesa militare, infrastrutture, stimoli monetari passati ancora in circolo. **Un keynesismo camuffato da darwinismo.*

*La Fed ha abbassato i tassi? Sì. E **non ha mai smesso, in fondo, di garantire un sistema dove l’indebitamento resta la norma e non l’eccezione.*
*E chi paga il conto sono i giovani americani, le famiglie latine, gli studenti indebitati a vita. **Questa economia, presentata come modello, non è esportabile.*
*Nessun altro Stato può permettersi lo stesso disavanzo senza incorrere nella vendetta dei mercati.*
*La Francia? Sotto osservazione.*
*L’Italia? Commissariata in anticipo.*
*La Cina? Costretta a reinventare un equilibrio interno per restare a galla.*

*Solo gli Stati Uniti possono stampare moneta, emettere debito, finanziare guerre e crescita, **e farsi pagare dagli altri per farlo.*

*Non è un mistero. È il privilegio imperiale.*

*Per ogni dato glorioso, c’è un’altra faccia ignorata. **Oltre il 60% degli americani vive paycheck to paycheck. **La vita media è in calo. **Il tasso di suicidi è in crescita. **Il sistema sanitario è il più costoso e iniquo al mondo. **Eppure, si preferisce parlare di NASDAQ, di produttività, di “miracoli”.*

*Un tempo Rampini usava parole come “disuguaglianza”, “lavoratori”, “sfruttamento”. **Ora usa parole come “accelerazione”, “modello”, “dinamismo”.*

*Non che l’economia americana non sia potente. Lo è. **Ma è potente come una centrale nucleare, senza regolatore: **produce energia e scorie.*

*15 luglio 2025 - nuovo articolo del Rampini Show, intitolato:*

*“[Il mistero dell’inflazione americana: dov’è l’effetto dazi?](https://www.corriere.it/oriente-occidente-federico-rampini/25_luglio_15/inflazione-americana-effetto-dazi-66785683-b169-4b42-8416-d67a30bc7xlk.shtml)”,*

*il nostro editorialista — ormai perfettamente riconvertito in interprete liturgico del capitalismo miracoloso — ci conduce a cercare l’effetto di una misura che non ha avuto effetti. Il dazio, ci spiegano, c’è stato, ma non ha inciso. Né sui prezzi, né sull’inflazione. Le aziende hanno “assorbito”. **I consumatori “non hanno sentito”. I cinesi hanno “delocalizzato”. E quindi? **Successo!*

*In questo nuovo capitolo dell’epopea editoriale, Trumpini viene lodato non per aver prodotto effetti, ma per aver agito simbolicamente.*
*Ha colpito la Cina. Ha alzato dazi. Ha gridato “America First”. E anche se niente è cambiato davvero, l’importante è che sembrava lo fosse.*

*È la politica commerciale come performance. Un’arte visiva. Un colpo di teatro doganale. E Rampini applaude. Perché nel mondo post-analitico, non conta la realtà, conta la percezione. Il pezzo non lo dice, ma lo sussurra tra le righe: “Anche se i dazi non hanno avuto effetti, non hanno fatto danni. Quindi possiamo rifarli.” Il dazio trumpiano, dice Rampini, potrebbe addirittura “aver rafforzato le catene produttive alternative”. Quindi: ha accelerato il decoupling. Come dire: non ha portato frutti, ma ha potato l’albero.*

*Il dazio trumpiano non è mai stato strumento economico, ma rito tribale. Un gesto simbolico per ricompattare il popolo e segnalare al mondo che “si fa sul serio”. Come sventolare bandiere, ma alla dogana. Il protezionismo americano non è fatto per proteggere. È fatto per segnalare. È l’economia dei segnali, dei tweet, delle posture aggressive. Serve a “mostrare i muscoli”, anche se sotto c’è la panza.*

*Ecco perché può non funzionare — eppure essere replicato. È la nuova logica dell’editorialismo d’acciaio:*

*“L’inflazione non è aumentata, quindi i dazi funzionano.”*
*“L’inflazione non è aumentata, quindi i dazi non fanno danni.”*
*“I dazi non fanno danni, quindi possiamo rifarli.”*

*Ci troviamo dentro una tautologia circolare in cui ogni conclusione è una premessa mancata.*
*Non si chiede mai:*
*– ma a cosa servivano, in origine?*
*– che obiettivi avevano?*
*– quali benefici avrebbero dovuto portare?*

*La risposta è: Trump li ha fatti. Quindi vanno bene.*
*Il pezzo — “Il mistero dell’inflazione americana” — è in realtà un elogio dell’assenza. Rampini riesce a glorificare ciò che non è accaduto.*
*È una forma raffinata di magia: l’economia come illusionismo. Le cifre non servono. E in questa narrativa, Trump è razionale, lucido, strategico.*

*E Rampini?*
*Ci mostra la luce, ma non ci avverte del fallout. La sua scrittura è tutta ritmo, ma senza contrappunto. Tutta esposizione, ma senza agonia. È il contrario del giornalismo. **E allora no. Non lo leggiamo più. Non perché ci scandalizzi. Ma perché non riusciamo più a sopportarlo.*

*Cosa Trumpini non racconta lo racconta l'Università di Yale.*

*Uno studio del [Budget Lab ](https://budgetlab.yale.edu/research/state-us-tariffs-july-14-2025?utm_source=chatgpt.com) del 14 luglio 2025 certifica un dato inequivocabile: i dazi USA hanno raggiunto un livello medio effettivo del 20,6%, il valore più alto dal 1910. **Tenendo conto dei cambiamenti dei consumi (substitution), resta alto: 19,7%, il massimo dal 1933. *

*Il risultato? Un maxi-rincaro del 2,1% sull’indice prezzi al consumo, pari a 2.800 USD in meno per famiglia nel 2025. Un vero salasso, nascosto dietro lo scudo degli stock: merci importate prima dell’imposizione, ora cedute a tariffa “vecchia”, ritardano il colpo per qualche mese .*

*Eppure, per Trumpini  tutto fila che è una meraviglia. Il dato, sembra, è solo un “mistero glorioso” e neppure un mistero. *

*Abbiamo solo due possibilità: o sa poco di economica (probabile visto che ha frequentato due università non laureandosi, [ricordando lui stesso che andava agli esami impreparato](https://web.archive.org/web/20160302235301/http://sophiadallanotte.com/2015/07/02/federico-rampini-il-contributo-migliore-che-potevo-dare-al-mio-paese-era-di-raccontargli-dove-va-il-resto-del-mondo/)) o è già si accomodato sul carro del vincitore ...*

*A voi la scelta.  Ma per me la risposta è positiva in entrambi i casi. *

***Epilogo - ******Cosa abbiamo scritto (divertendoci):***
*Un Samizdat (самиздат, in russo: "auto-edizione") era il nome dato in Unione Sovietica al fenomeno della diffusione clandestina di scritti proibiti dal regime comunista. **Si trattava spesso di testi politici, letterari, religiosi o filosofici che venivano copiati a mano, a macchina o con altri mezzi artigianali e passati di mano in mano, eludendo la censura statale. **In senso più ampio, oggi “samizdat” è diventato un simbolo della controinformazione,  dell’opposizione intellettuale, della scrittura libera in tempi e luoghi dove la libertà è una posa di superficie. **È lo stile ruvido, urgente e senza filtro di chi non scrive per piacere al potere, ma per scardinarlo.*

17 luglio

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