I furti negli Stati Uniti sono strettamente correlati alla distanza tra Nettuno e il Sole.
Non è una battuta. La correlazione statistica esiste davvero ed è sorprendentemente robusta. Per molti anni le due curve si sono mosse insieme con una disciplina che farebbe invidia a numerosi economisti e a buona parte degli esperti che affollano i talk show.
Le sorprese non finiscono qui. Il consumo di margarina negli Stati Uniti segue quasi perfettamente il numero dei divorzi nel Maine. La produzione di energia da biomassa in India sembra avere una relazione misteriosa con la distanza di Saturno dal Sole. Nel Regno Unito il numero dei divorzi si accompagna con notevole fedeltà al numero di film Disney distribuiti ogni anno. Negli Stati Uniti, infine, il consumo di burro appare sorprendentemente correlato alla produzione di energia eolica in Lituania.
A questo punto il lettore potrebbe essere tentato di concludere che l’universo sia governato da forze misteriose. Potrebbe immaginare un oscuro legame cosmico tra pianeti, margarina, ladri, principesse Disney, pale eoliche e avvocati matrimonialisti. Oppure potrebbe fare ciò che normalmente fanno gli statistici quando osservano questi grafici: sorridere.
Da molti anni esiste perfino un intero archivio dedicato a queste correlazioni assurde, nato per ricordare una verità elementare che troppo spesso viene dimenticata: il fatto che due fenomeni si muovano insieme non significa che uno provochi l’altro.
La differenza tra correlazione e causalità è una delle prime lezioni che si imparano quando si comincia a lavorare seriamente con i dati. Ed è una lezione che ogni tanto conviene ripassare.
Per esempio quando si osserva che l’uso degli smartphone cresce, che le nascite diminuiscono e che le applicazioni di incontri occupano una parte crescente della vita quotidiana. A quel punto la tentazione è forte. Si prendono due curve, le si sovrappone e si pensa di aver trovato il colpevole.
Federico Fubini, in un recente articolo dedicato al crollo della natalità, richiama proprio questa ipotesi. Gli smartphone, Tinder e la trasformazione digitale delle relazioni avrebbero contribuito in modo significativo alla diminuzione delle nascite. La Cina compare nel ragionamento come uno degli esempi principali.
Ed è qui che da Altri Orienti scatta il riflesso condizionato.
Quando qualcuno usa la Cina per dimostrare una teoria universale, siamo abituati a controllare i conti.
La fertilità cinese stava crollando quando Tinder non esisteva. Stava crollando quando gli smartphone non esistevano. Stava crollando mentre il Paese attraversava la politica del figlio unico, la più grande urbanizzazione della storia umana, l’esplosione dei prezzi immobiliari, la trasformazione della famiglia tradizionale, l’allungamento dei percorsi educativi e una competizione sociale che in Europa fatichiamo persino a immaginare.
Che la tecnologia abbia modificato il mercato degli incontri è plausibile. Che abbia avuto qualche effetto sulla formazione delle coppie è possibile. Che rappresenti la spiegazione del crollo della natalità mondiale è un salto logico che assomiglia molto più a una suggestione che a una dimostrazione.
La storia della conoscenza è piena di uomini brillantissimi che, a un certo punto, si sono innamorati di una cattiva idea.
Newton cercava la pietra filosofale.
Cesare Lombroso interrogava i medium.
Conan Doyle difendeva l’esistenza delle fate.
Mussolini consultava astrologi e indovini.
Federico Fubini osserva una correlazione statistica e intravede una causa.
Nessuno è immune.
L’intelligenza aiuta molto.
Ma non protegge sempre dal fascino delle spiegazioni troppo belle.
30 giugno

Alan Sorrenti
