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title: "Sydney ed altri esperimenti di anestesia narrativa"
url: https://www.altriorienti.com/sydney-ed-altri-esperimenti-di-anestesia-narrativa/
date: 2025-12-15
modified: 2025-12-15
author: "Leone Battisti Alberti"
description: "Viviamo nel racconto contemporaneo, dividendo il mondo in buoni e cattivi secondo criteri identitari, cromatici, culturali. È tentazione infantile, ma potentissima. Serve a semplificare, a rassicurare, catalogando si rende l’orrore..."
categories:
  - "Opinioni ed editoriali"
tags:
  - "Islam"
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# Sydney ed altri esperimenti di anestesia narrativa

*Viviamo nel racconto contemporaneo, dividendo il mondo in buoni e cattivi secondo criteri identitari, cromatici, culturali. È tentazione infantile, ma potentissima. Serve a semplificare, a rassicurare, catalogando si rende l’orrore digeribile. Cinema, cronaca e retorica civile ne sono saturi.*

*Schindler è il nazista buono. Ma non nel senso consolatorio del termine. Non è un giusto naturale, non è un’anima pura capitata per errore nel male. È un uomo che sta perfettamente dentro il sistema nazista: ne parla la lingua, ne condivide i riti, ne sfrutta i privilegi. Beve con i carnefici, fa affari con loro, ne frequenta i salotti. La sua eccezionalità non è esterna al male: è un’anomalia interna. Schindler non combatte il sistema, lo piega. Usa il cinismo dell’economia, l’opportunismo del capitale, la corruzione quotidiana per produrre salvezza. Non smette mai davvero di essere un nazista: a un certo punto, semplicemente, smette di obbedire fino in fondo.*

*In Django Unchained Tarantino introduce un cortocircuito ancora più feroce. Il personaggio davvero disturbante non è Django, il nero liberato che si vendica, ma Stephen, il maggiordomo negro [negro non è un refuso], interpretato da Samuel L. Jackson. Stephen è razzista più del padrone. È il custode dell’ordine schiavista, il suo ideologo domestico, il suo funzionario più zelante. Non subisce il sistema: lo incarna. Non ha potere formale, ma esercita quello più profondo: la sorveglianza morale. È l’oppresso che diventa sacerdote dell’oppressione, il subordinato che vigila affinché nessuno scambi il teatro per realtà.*

*Schindler e Stephen sono due figure speculari. Schindler tradisce il proprio mondo dall’interno; Stephen difende fino all’ultimo un mondo che non è il suo. Schindler sfrutta le crepe del sistema per salvare vite; Stephen le cementa una a una. Insieme smontano l’illusione più comoda del nostro tempo: che il bene e il male si distribuiscano per appartenenza. Qui non conta il colore, l’origine, la divisa. Contano le adesioni, le scelte, il grado di obbedienza.*

*Forse è per questo che il cinema, a volte, ci aiuta a comprendere il reale proprio perché il reale, quando è ridotto a “vero” e assunto a immagine, smette di essere pensabile.*

*Ed è proprio questo che scompare nel racconto contemporaneo della cronaca.*

*Poi arriva Ahmed. Il fruttivendolo arabo, musulmano, che disarma un terrorista della sua stessa fede. Ed ecco il coro: vedete? Non sono tutti cattivi. Frase vera, ovvia, incontestabile — eppure profondamente sbagliata nel modo in cui viene usata.*

*Perché quella frase non serve a capire il crimine. Serve a tranquillizzare chi guarda.*

*La distorsione non sta nell’eroismo di Ahmed, che è reale e meritorio. Sta nel fatto che il racconto si sposta immediatamente da Sydney — dalla strage, dal gesto atroce, dal sangue, dalla violenza politica — a una sorta di bilanciamento morale. Come se ogni male avesse bisogno di un “contro-male buono” per essere digeribile. Come se l’orrore dovesse essere compensato da una figura positiva della stessa categoria identitaria del colpevole, affinché il sistema narrativo resti in equilibrio.*

*È una contabilità morale, non un’etica.*

*Ahmed non viene celebrato come individuo, ma come prova. Non come uomo che ha agito, ma come argomento retorico. Diventa il “nero buono”, l’“arabo buono”, il “musulmano giusto” — e così facendo viene imprigionato nello stesso schema che si pretende di combattere. Il suo gesto non libera il discorso: lo chiude.*

*Il paradosso è questo: nel tentativo di dimostrare che il mondo non è diviso in buoni e cattivi per appartenenza, si continua a raccontarlo esattamente così. Solo alternando i segni.*

*E intanto il crimine, quello vero, resta sullo sfondo. Neutralizzato dal bisogno collettivo di sentirsi rassicurati, ordinati, moralmente a posto.*

*Non è empatia.*
*È anestesia narrativa.*

15 dicembre

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