Cornice introduttiva

Xi aveva ricevuto Donald a Pechino come si riceve un ospite rumoroso ma ancora utile: tappeto rosso, sorrisi, fotografie ufficiali.

Donald aveva mangiato l’anatra. Gli era piaciuta molto. Soprattutto quella scura, lucida, quasi viola sotto le luci del palazzo. Viola imperiale, viola chimico, viola da impero che non ha più bisogno di spiegarsi. Aveva detto qualcosa come: “Great duck. Incredible duck.” Con quel tono da uomo che confonde la digestione con la geopolitica.

Xi sorrideva.

Poi aveva citato Tucidide. Xi non Donald. L’altro aveva annuito. Non è chiaro se sapesse chi fosse Tucidide o se lo avesse scambiato per un costruttore greco di resort in Florida. Ma aveva annuito bene, con la sicurezza degli uomini che non capiscono tutto, ma capiscono sempre dove sia la telecamera. Xi invece la storia l’ha studiata. Non per fare conferenze, podcast o commemorazioni morali. La storia come la studiano gli imperi: per capire quando l’altro è stanco, quando comincia a ripetersi, quando il rumore prende il posto della forza.

Dopo l’anatra, Tucidide e le fotografie, restava una domanda più semplice.

Che cosa cambia davvero?

Forse niente. O forse cambia tutto.

Per decenni i cinesi sono arrivati in Occidente chiamandosi Kevin, Jason, Candy, Leo, Angela. Una piccola chirurgia nominale per essere accettati nel grande centro commerciale del mondo. Adesso, forse, la chirurgia finisce.

Forse un giorno non saranno più loro a cambiare nome per entrare a casa nostra.

Saranno loro a cambiare i nostri.

Il tempo di pensarlo e di inviare un messaggio a Teddy, l’ultimo filo USA che mi lega agli amici di Michele e mi scrive il giorno dopo. Sappiamo tutti come funzionano queste cose. Teddy era un numero ed una mail prima della morte di Michele. Oggi conserviamo la sua memoria come vestali. Di tanto in tanto ci scriviamo. E’ necessario

Mattina presto, o meglio: era notte per lui.
L’oggetto della mail diceva solo “They’re deleting the Kevins.”
Nel corpo del messaggio una frase secca:

“Michele l’avrebbe capito subito.”

Finché scrive, è ancoravivo (scritto così). Finché brucia tabacco e manda parole, il mondo resta leggermente sbilenco — ma almeno respira.

E stavolta, scriveva:

“È finita l’epoca dei nomi doppi, baby.
Kevin è evaporato. Candy pure. Xi è tornato a vestirsi da cinese, ma più comunista che mai.
Dice che è solo manutenzione.”

Ecco, di seguito, The Great Name Wipe.
Uno scrimpie.
Un monologo in bilico tra allucinazione e profezia, che forse, da qualche parte, Michele ha amato.

THE GREAT NAME WIPE – EXTENDED EDITION

(Teddy Brown – Lower East Side, Spring 2026)

ACT I – DELETE ALL NAMES

ENGLISH

You wake up—no Kevin, no Jason, no Candy.
All gone.
The app says “User Error.”
Whole generation wiped like browser history.

The news anchor smiles, synthetic calm:
“This is not censorship. This is hygiene.”

Xi appears,
on every channel,
dressed like a Ming emperor who shops at Uniqlo.
Silk collar, Party badge.
Gold thread over socialist gray.
He looks at you like:
“Comrade, I am more equal than you,
but we share the same laundry.”

He waves once—
and every English nickname turns to smoke.
Kevin → Zhang Wei.
Candy → Xiaoling.
Jason → Zhixuan.
Angela → static.

Not war, not plague—
just routine maintenance on the human interface.

ITALIANO

Ti svegli — niente Kevin, niente Jason, niente Candy.
Tutti spariti.
L’app dice “Errore utente.”
Un’intera generazione cancellata come la cronologia del browser.

L’annunciatrice sorride, calma sintetica:
“Non è censura. È igiene.”

Xi compare,
su ogni canale,
vestito come un imperatore Ming che fa shopping da Uniqlo.
Colletto di seta, distintivo del Partito.
Filo d’oro su grigio socialista.
Ti guarda come per dire:
«Compagno, sono più uguale di te,
ma laviamo i panni nello stesso secchio.»

Fa un cenno con la mano—
e tutti i nomi inglesi diventano fumo.
Kevin → Zhang Wei.
Candy → Xiaoling.
Jason → Zhixuan.
Angela → fruscio.

Non è guerra, non è peste—
solo manutenzione ordinaria dell’interfaccia umana.

ACT II – RESTORE DEFAULT SETTINGS

ENGLISH

Queues everywhere.
New law: Every citizen must sound authentic again.

You stand in line under a banner that reads:
“BE YOURSELF — APPROVED VERSION ONLY.”

Clerks with blank faces, rubber stamps ready.
“You were Kevin?”
“Now you are Zhou Yu.”
Stamp. Next.

A kid whispers: “Can I keep Leo?”
Guard says: “No, Leo is zodiac imperialism.”

Someone laughs, someone prays,
most just scroll an empty phone.
Freedom now loads slower than ever.

Xi’s portrait hangs above the desk—
half emperor, half office manager.
The man who privatized equality
and still calls it Marxism 2.0.

ITALIANO

File ovunque.
Nuova legge: Ogni cittadino deve tornare autentico.

Resti in coda sotto uno striscione:
“SIATE VOI STESSI — MA CON APPROVAZIONE.”

Gli impiegati hanno facce bianche e timbri pronti.
«Eri Kevin?»
«Ora sei Zhou Yu.»
Timbro. Avanti.

Un ragazzo sussurra: «Posso tenere Leo
La guardia risponde: «No, Leo è imperialismo zodiacale.»

Qualcuno ride, qualcuno prega,
la maggior parte scorre un telefono vuoto.
La libertà adesso carica lentamente, come un video in 240 p.

Il ritratto di Xi sopra lo sportello—
mezzo imperatore, mezzo capufficio.
L’uomo che ha privatizzato l’uguaglianza
e continua a chiamarla Marxismo 2.0.

ACT III – EMPIRE IN GRAY

ENGLISH

Even the sky rebrands.
Beijing sunsets now sponsored by “National Tone No. 7 Gray.”

Xi walks through the Forbidden City alone,
robe fluttering like Wi-Fi signal.
Reporters shout: “Your Majesty— sorry, Comrade— what’s next?”
He answers:
“Balance. Between dynasty and discount.”

Crowd cheers.
Clouds synchronize.
Somewhere a startup patents “Socialist Silk™.”

He’s emperor, sure—
but he clocks in at nine,
takes meetings, approves slogans.
The divine right of Excel.

ITALIANO

Persino il cielo cambia brand.
I tramonti di Pechino ora sponsorizzati da “Tonalità Nazionale n. 7 Grigio.”

Xi cammina nella Città Proibita da solo,
la veste che sventola come un segnale Wi-Fi.
I reporter gridano: «Maestà— pardon, Compagno— e adesso?»
Lui risponde:
«Equilibrio. Tra dinastia e sconto promozionale.»

La folla applaude.
Le nuvole si sincronizzano.
Da qualche parte una startup brevetta la Seta Socialista™.

È imperatore, certo—
ma timbra il cartellino alle nove,
fa riunioni, approva slogan.
Il diritto divino di Excel.

ACT IV – CACHE OF GHOSTS

ENGLISH

Night servers hum.
Old names whisper from the cache:
“Kevin?” “Candy?” “Jason?”
Static answers.

In the data fog,
you almost hear laughter—
cheap, human, pre-update laughter.
Then nothing.

Maybe they weren’t deleted.
Maybe they’re just buffering forever.

Xi’s gray suit glows faintly on screen.
He smiles, the socialist Buddha of bandwidth.
“Comrades,” he says,
“I never banned your names.
I just renamed the silence.”

ITALIANO

I server notturni ronzano.
Vecchi nomi sussurrano dalla cache:
«Kevin?» «Candy?» «Jason?»
Risponde solo il fruscio.

Nella nebbia dei dati
quasi senti una risata—
umana, sgangherata, pre-aggiornamento.
Poi più nulla.

Forse non sono stati cancellati.
Forse stanno solo caricando all’infinito.

Sul monitor brilla la giacca grigia di Xi.
Sorride, Buddha socialista della banda larga.
«Compagni,» dice,
«non ho vietato i vostri nomi.
Ho solo rinominato il silenzio.»

ACT V – MORE EQUAL THAN YOU

ENGLISH

So yeah—
he’s still communist, technically.
Just the deluxe edition.
More equal than the rest,
with infinite storage and zero guilt.

He dreams in five-year plans,
wakes in dynastic déjà vu,
and somewhere between Confucius and the Cloud
he decides who gets to be pronounced.

End of story?
Maybe.
But next time you say “Kevin,”
check your tongue—
it might already speak in Mandarin.

Fade out.
Cursor blinks.
World reboots in gray.

ITALIANO

Sì, certo—
è ancora comunista, tecnicamente.
Solo in versione Deluxe.
Più uguale degli altri,
con memoria illimitata e nessun senso di colpa.

Sogna piani quinquennali,
si sveglia in un déjà vu dinastico,
e da qualche parte, tra Confucio e il Cloud,
decide chi può essere pronunciato.

Fine della storia?
Forse.
Ma la prossima volta che dici “Kevin”,
controlla la lingua—
potrebbe già parlare in mandarino.

Sfuma.
Il cursore lampeggia.

Il mondo si riavvia in grigio.

(blackout — faint echo of typing, then a single “ping” of notification that never opens)

Nota finale (dell’autore)

Written in an apartment above a noodle shop,
with one flickering bulb and a borrowed VPN.
Dedicated to M.C. — the last man who laughed without irony.

— Teddy Brown, Lower East Side / Fall 2025

Nota finale dell’editore

Non so più quando l’ho visto l’ultima volta.
A volte mi scrive una riga soltanto, senza allegati.
Altre volte allega tutto, persino il silenzio.

C’è qualcosa di ostinato in lui, una specie di febbre calma.
Non cerca di piacere, non cerca di guarire.
Sta lì, tra un pacchetto vuoto e una tastiera sporca, a costruire senso con quello che resta.

Io non gli chiedo niente.
Mi basta sapere che c’è.
Che ogni tanto preme “invio”, da qualche parte del mondo.
E che ogni volta, quando leggo,
mi sembra di sentire ancora Michele ridere piano, come se non se ne fosse mai andato.

(pubblicato qui su Altriorienti, 2026 – sezione Off Season)

26 maggio

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