Tredici.

Tredici sono i soldati americani morti nella guerra con l’Iran. Sette uccisi da un missile iraniano contro una base americana. Sei precipitati con un KC-135 in Iraq. Non abbattuti: precipitati.

E allora la domanda diventa inevitabile: che razza di guerra è questa?

Nel Novecento tredici morti sarebbero stati meno di una raffica tedesca sulle spiagge della Normandia. Oggi bastano per aprire un dibattito nazionale.

Questo è il vero cambiamento storico.

L’Occidente può distruggere a distanza, ma non accetta più il prezzo umano della guerra.

Ed è qui che, forse per la prima volta, la parola martirio — che a noi occidentali appare fanatismo o retorica — torna ad assumere un valore strategico reale.

Perché la guerra moderna non misura più soltanto la forza militare.

Misura chi è disposto a sopportare il dolore più a lungo.

Tredici.

27 maggio

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