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title: "Vecchiaia queer in Oriente"
url: https://www.altriorienti.com/vecchiaia-queer-in-oriente/
date: 2025-07-14
modified: 2025-07-14
author: "Leone Battisti Alberti"
description: "Tra le montagne di Chiang Mai, un uomo costruisce un rifugio per chi non vuole più spiegarsi Bangkok, giugno 2019 Eravamo in sei, forse sette, seduti a un tavolo all’aperto..."
categories:
  - "Corrispondenze"
  - "Purple's corner"
tags:
  - "Thailandia"
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# Vecchiaia queer in Oriente

*Tra le montagne di Chiang Mai, un uomo costruisce un rifugio per chi non vuole più spiegarsi*

**Bangkok, giugno 2019**

*Eravamo in sei, forse sette, seduti a un tavolo all’aperto in una traversa di Sukhumvit. La notte era dolce, lucida di sudore e negroni sbagliati, e la città sembrava tollerare ancora — per miracolo o per inerzia — quell’idea che altrove chiamano libertà. Mi avevano portato lì due amici italiani, espatriati di lungo corso. Avevano insistito: “Devi conoscere Martin. Ti piacerà.”*

*Martin era l’unico a non avere i sandali. Aveva una camicia di lino color avorio, ben stirata, e le mani da ex surfista australiano che ora parla di capitale paziente e diritto sanitario. Cinquantotto anni o giù di li, credo. Sguardo di chi ha visto fallire cose più grandi di lui, eppure continua.*

*“Il problema non è morire da soli,” mi disse quasi subito, “è sapere che nessuno capirà il tuo passato mentre muori.”*

*Non sapevo ancora bene cosa facesse. Pensavo a un investitore, uno dei tanti espat vagamente new age che aprono cliniche private per occidentali a Chiang Mai. In parte lo era. Ma quella sera parlò di altro.*

*Martin ha un progetto: costruire il primo hub sanitario e comunitario per anziani LGBTQ+ in Asia, a metà tra clinica, villaggio-residenza e luogo dell’anima.*

*“Un posto dove le persone possano invecchiare senza dover spiegare la propria vita ogni volta che si spogliano davanti a un’infermiera.”*

*Mi mostrò sul telefono un pdf: disegni architettonici, il plastico virtuale di una casa circolare, stanze con pareti scorrevoli, un orto in comune, una piccola cappella laica per cerimonie intime. Il nome era provvisorio: The Circle.*

*“Non sarà un ghetto — mi spiegò — ma neanche l’ennesimo resort gay per americani con problemi alla prostata. Sarà un rifugio. Con medici formati, assistenza mentale, e un’idea di comunità. Perché quando i tuoi amici muoiono, e i tuoi amanti sono storie passate, quello che ti rimane è chi capisce ancora come ti chiamavi prima di avere paura.”*

*Mi colpì la serietà con cui parlava. Non c’era patetismo, né marketing emozionale. Solo la lucidità di chi ha capito che, nella vecchiaia queer, l’invisibilità è la vera malattia.*

*“Lo faremo in Thailandia,” disse. “Non solo per i gay australiani, ma per chiunque abbia vissuto abbastanza a lungo da voler riposare in pace con sé stesso.”*

*Gli altri al tavolo ascoltavano. Un ragazzo filippino, silenzioso, fece cenno che avrebbe portato sua zia. Io ordinai un altro gin tonic e non dissi niente. Ma tornato in albergo, presi nota del nome: Martin Redford. E della città in cui voleva costruire tutto questo: Mae Rim, provincia di Chiang Mai.*

*Tre giorni dopo ero su un volo per Chiang Mai. Non so se per giornalismo o nostalgia preventiva. Avevo chiesto a Martin se potevo vedere il terreno. Mi aveva risposto solo: “Certo. Chiedi di Lek, ti porterà lui.”*

*Lek aveva un pick-up color ruggine e un cappellino con la scritta Love wins. Parlava poco inglese, ma sapeva dove andare. Usciti dalla città ci lasciammo dietro i templi e i caffè per expat spirituali, e salimmo verso Mae Rim, tra curve larghe e fattorie di orchidee.*

*Il terreno era ancora vuoto. Un rettangolo imperfetto di erba alta, cespugli di plumeria e una vista che respirava.*

*Lek mi indicò dove sarebbe stata la casa delle storie: al centro. Intorno, cerchi concentrici di piccole unità abitative. Tutto su un solo piano, tutto senza angoli acuti. “Martin like round,” disse Lek, sorridendo.*
*Accanto, c’era già una vecchia quercia. Nessuno avrebbe avuto il coraggio di tagliarla. Forse sarebbe diventata l’altare laico del posto.*

*Mi sedetti su una pietra piatta e lasciai passare mezz’ora. Il canto dei grilli sembrava quello di un’era pre-sociale.*
*Immaginai quel luogo abitato: un vecchio che taglia mango per il compagno malato, una donna trans che dipinge silenziosa in veranda, un medico che si ferma a parlare, non solo a prescrivere. Nessuno rideva di più, nessuno spiegava chi era stato a vent'anni.*
*Solo persone che avevano smesso di essere eccezioni.*

*Mi venne in mente una frase che Martin aveva detto la prima sera, e che allora avevo solo annotato:*

> *“La dignità è fatta di piccoli dettagli: una stanza dove scegliere le proprie foto, un bagno senza paura, un luogo dove la tua storia non sia un errore di battitura.”*
*Ci restai fino al tramonto. Quando tornai in città, avevo la sensazione precisa di aver visto qualcosa che ancora non c’era — ma che esisteva già.*

*Il Sud-est asiatico è da tempo il grande ritiro degli irregolari. Pensionati solitari, amori fuori tempo massimo, relazioni disordinate, identità flessibili, corpi stanchi ma liberi. Per chi ha vissuto la vita queer tra fughe e ricostruzioni, questa parte di mondo ha offerto — senza proclami — una tregua più onesta di molte democrazie occidentali.*

*Non per nobiltà, ma per abitudine.*
*La Thailandia non è un paese giusto: è un paese che non fa troppe domande. Ed è già qualcosa.*

*Qui nessuna burocrazia ti costringerà a ridefinirti. Nessuna vicina ti chiederà se sei davvero la moglie, o se quell’uomo più giovane è tuo nipote. Puoi invecchiare senza doverti confessare ogni mattina. Ma questa discrezione ha un prezzo: devi fare tutto da solo.*

*Non esistono programmi pubblici per anziani LGBTQ+. Nessuna casa di riposo “arcobaleno”, nessuna policy inclusiva vera. L’assistenza è per chi può pagarla, la cura è un affare privato. **Il Far East ti offre lo spazio, non la struttura. **Per questo Martin Redford è importante. Non perché sia l’unico — ce ne sono altri, sparsi, silenziosi — ma perché ha deciso di non rassegnarsi al caso. Vuole scrivere una grammatica della vecchiaia queer in Asia, non solo abitarne le pause.*

*E in questo, forse, sta la vera forza del suo progetto: non chiedere tolleranza, ma costruire legami. Non aspettare leggi, ma inventare luoghi. Non elemosinare visibilità, ma cucire storie su misura. **Chi vorrà vivere lì, a Mae Rim, non troverà un’utopia. Troverà la possibilità — preziosa, fragile — di morire riconosciuto. Di avere un orto. Una stanza. Un nome pronunciato bene.*

*E a volte, per chi ha attraversato tutto il secolo dalla parte sbagliata del desiderio, questo basta a chiamarlo casa.*

**Post scriptum – In tempo**

*L’incontro con Martin Redford avvenne nel 2019. Era un altro mondo, e anche noi eravamo ancora interi ed il virus riposava ancora nei laboratori di Wuhan. Era un viaggio — niente di più. Poi arrivò il Covid, e tutto cambiò. I voli furono cancellati, i progetti sospesi, le intenzioni disperse. Il telefono smise di rispondere. Le email non ebbero più risposta.*

*Abbiamo cercato di avere notizie.**Qualche messaggio agli amici comuni, un nome su LinkedIn, una ricerca distratta su Google. **Ma niente. **Come se Martin fosse scomparso nel tempo esatto in cui il mondo ha smesso di credere nei luoghi senza scopo di profitto. **Non so se il terreno di Mae Rim sia mai diventato qualcosa. Forse è rimasto com’era: una radura d’erba alta e grilli. **Forse qualcuno ha raccolto l’idea e l’ha fatta sua. O forse no. **Rimane solo quel compasso mentale, quella curva tracciata per immaginare un posto in cui invecchiare riconosciuti. **Ho capito che qualcosa è stato gettato allora, come un seme. E anche se non ne è nato nulla di visibile, è rimasto il gesto.*

*Non siamo più quelli che eravamo. **Siamo diventati le persone che Martin aveva intorno: sparpagliati, parziali, testimoni involontari di un’idea che forse aveva bisogno di più tempo, o meno paura.*

*Se mai nascerà davvero un luogo come The Circle, io saprò da dove è partito.*

*Da una frase detta in una notte gentile, quando tutto era ancora possibile:*

> *“Il problema non è morire da soli. È sapere che nessuno capirà il tuo passato mentre muori.*”
15 luglio

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