Il mito del buon selvaggio, caro ai filosofi europei, non resiste alla prova dei mari tropicali. Speck lo scoprì a proprie spese in Indonesia, quando fu catturato da un gruppo di isolani: legato mani e piedi, percosso con machete e bastoni, abbandonato sulla sabbia. Non erano nobili custodi della natura, ma uomini diffidenti, pronti a difendere il loro mondo da un intruso.
“While Speck was woken one night by 20 people armed with spears, swords and machetes … dragged from his kayak and bound hand and foot … slapped and kicked in the head, resulting in a burst ear drum.”
(“50,000 km by Kayak”, 2011)“Una notte Speck fu svegliato da venti persone armate di lance, spade e machete… trascinato via dal kayak, legato mani e piedi… colpito e preso a calci alla testa, tanto da rompersi un timpano.”
Ferito, Speck riuscì a liberarsi, masticando le corde e strisciando fino alla sua fragile imbarcazione. Ancora una volta, fu il mare a offrirgli salvezza, non gli uomini.
Partì nel 1932 dal Danubio con un kayak pieghevole Klepper, battezzato Sunnschien. Doveva arrivare a Cipro per lavorare nelle miniere di rame. Il fiume però lo portò oltre: Grecia, Anatolia, Siria.
“I had luck … in the first part of my voyage … only that luck enabled me to live to gain the skill and experience that brought me through the rest of it.”
(intervista, 1956)“Ebbi fortuna… nella prima parte del viaggio… solo quella fortuna mi permise di vivere abbastanza a lungo da acquisire l’abilità e l’esperienza che mi portarono a concluderlo.”
Il viaggio non era più un progetto economico: diventava un’odissea personale.
In India lo colpì la malaria. Rimase settimane delirante, accolto in una capanna. Quando si rialzò, era un uomo diverso: emaciato, più testardo che mai.
A Singapore apparve come un fantasma tra piroscafi e magazzini coloniali. Il suo kayak sembrava un giocattolo in mezzo a navi a vapore.
“We came upon a dhow, and there across its bow lay my kayak. Not a thing in it had been touched … I bought it back for forty pounds.”
(ricordo di Singapore)“Ci imbattemmo in un dhow, e lì, sul suo ponte, giaceva il mio kayak. Non era stato toccato nulla… Lo ricomprai per quaranta sterline.”
La città lo osservava con curiosità, ma senza attribuirgli un posto preciso.
I monsoni lo costringevano a giocare con le onde.
“You must be constantly using the rudder, meeting each wave just right … Bit by bit I learned how to cope with huge seas.”
(intervista, 1956)“Devi usare il timone senza sosta, affrontando ogni onda al momento giusto… A poco a poco imparai a gestire mari enormi.”
Dormiva su spiagge di sabbia nera, nutrendosi di riso offerto nei villaggi e di sardine in scatola.
In Nuova Guinea, le mangrovie divennero rifugio e incubo.
“Sheets of monsoon rains … forced … off the open water into the protection of the mangrove forests … gnarled tree roots kneeing out of tidal water … a breeding place of mosquitoes and salamanders.”
(Diario di Speck)“Cortine di piogge monsoniche mi costrinsero a lasciare l’acqua aperta per rifugiarmi tra le mangrovie… radici nodose che spuntavano dall’acqua di marea… un luogo di incubazione per zanzare e salamandre.”
Era la natura vera: ostile, indifferente, assoluta.
Nel settembre 1939 approdò a Saibai, isola remota dello Stretto di Torres. Credeva di aver vinto. Ma la guerra era appena scoppiata.
“Congratulations on an incredible achievement, Herr Speck. I regret to inform you that you are under arrest.”
(memoria dell’arrivo)“Congratulazioni per un’impresa incredibile, Herr Speck. Mi dispiace informarla che è in arresto.”
Invece dell’eroismo, il filo spinato: internato nei campi di Tatura e Loveday fino al 1946.
Dopo la guerra scelse il silenzio. Si stabilì a Lightning Ridge, tra cave e polvere rossa, diventando cercatore e commerciante di opali. Non scrisse libri, non chiese gloria.
“The collection includes equipment used on the voyage, journals, letters, photographs …”
(ANMM Catalogue)“La collezione conserva l’equipaggiamento del viaggio, diari, lettere, fotografie…”
È questo l’eredità: non monumenti, ma frammenti, pietre, immagini.
Morì nel 1993, a 86 anni. Nessuna cerimonia ricordò il suo record. Il mare, non gli uomini, è stato il suo unico compagno leale.
27 luglio

Oskar Speck in kayak

Bibliografia su Oskar Speck
Libri e manoscritti
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Cuthbert, Penny; Mellefont, John. Oskar Speck: 50,000 Kilometres by Kayak. Sydney: Australian National Maritime Museum, 2011.
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Speck, Oskar. From Germany to Australia by Kayak — Oskar Speck’s Incredible Journey. Manoscritto, 11 pp. Conservato presso l’Australian National Maritime Museum, collezione Speck.
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Friedrich, Tobias. Der Flussregenpfeifer. Monaco: Tropen Verlag, 2022. [Contiene riferimenti a Speck nel contesto narrativo].
Archivi e collezioni
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Oskar Speck Collection. Australian National Maritime Museum, Sydney. Comprende diari, lettere, fotografie, filmati 16 mm, equipaggiamento del viaggio.
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Photographs and Negatives collected by Oskar Speck (371 immagini). Australian National Maritime Museum.
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List of Photographs by Oskar Speck. Australian National Maritime Museum (collezione digitale).
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Lettera di Oskar Speck al console svizzero J. A. Pietzcker, 19 aprile 1941. OMAA / Australian National Maritime Museum.
Articoli e saggi
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Cuthbert, Penny; Mellefont, John. “50,000 km by Kayak.” Maritime Heritage Association Journal, 2011.
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Beevor, James. “From Nazi Germany to Australia: The Incredible True Story of History’s Longest Kayak Journey.” Vanity Fair, gennaio 2018.
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“Oskar Speck, the Nazi who kayaked 50,000 kms to Australia.” Australia Explained.
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“Oskar Speck Set Off from the Danube in a Kayak. He Ended in Australia.” Adventure Journal, giugno 2023.
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The Loveday Trilogy (serie radiofonica). ABC Radio National, Australia, 2013.
Risorse online / divulgative
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“Sette anni in kayak. La straordinaria impresa di Oskar Speck.” Sportmemory.it, 2023.
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Wikipedia, voci: Oskar Speck (EN, DE).
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Research Data Australia — scheda della collezione Speck.
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Collections.sea.museum — database digitale ANMM (foto, manoscritti e oggetti legati al viaggio